S’iscrive all’università il 62% dei neodiplomati teramani

6 Agosto 2024

Lo rivela Openpolis sulla base di rilievi Istat del 2022: il dato è tra i primi in Italia, nettamente superiore alla media nazionale (51,7%) e del Mezzogiorno (47,4%)

TERAMO. Nel 2022 il 62% delle ragazze e dei ragazzi teramani neodiplomati si è iscritto all'università. Un dato provinciale che si stacca di molto dalla media nazionale, ben al di sotto, e che segna una profonda distanza anche con la stragrande maggioranza delle province italiane sia del Nord che del Sud.
A fornire i numeri è Openpolis, che elaborando rilievi Istat ha tracciato un quadro relativo all'istruzione post diploma e al nesso che vi è fra l'avvio di un percorso universitario e la condizione economica del nucleo familiare. Quello teramano, ma in generale abruzzese, è un dato fortemente positivo se rapportato alla situazione nazionale: infatti la media italiana si attesta al 51,7% di neodiplomati che nel 2022 ha scelto di iscriversi all'università. Una quota che varia dal 57% del Centro Italia al 53,5% del Nord, e scende sotto la metà del totale nel Mezzogiorno (47,4%). Openpolis spiega che tra le regioni – al netto del Trentino Alto Adige, in cui incide il fenomeno dei giovani che si iscrivono in università austriache – quelle agli ultimi posti sono tutte meridionali. Si tratta di Campania (39,2%), Sicilia (49,6%), Sardegna (51,5%) e Calabria, quest’ultima con un dato analogo a quello veneto (52,3%). A livello locale, solo in sei province oltre il 60% delle ragazze e dei ragazzi si è iscritto all’università nel 2022, con l'Abruzzo saldamente presente. In testa c'è Isernia col 66,7%, seguono: L’Aquila col 62,6%, Teramo (62%), Parma (61,8%), Trieste (61,2%) e Pescara (60,3%). Al contrario in circa un territorio su cinque i neodiplomati iscritti all’università rappresentano meno della metà del totale. Agli ultimi posti, a parte Bolzano per cui valgono le considerazioni già fatte, ci sono la provincia di Salerno (36,5%) e la città metropolitana di Napoli (38,6%). Si tratta degli unici territori che non arrivano alla soglia del 40%. Tra le 24 province in cui meno del 50% degli studenti si iscrive all’università, oltre la metà (14) si trovano nel Mezzogiorno.
Lo studio di Openpolis ha messo in relazione le scelte di studenti e studentesse italiani con le condizioni economiche delle famiglie: «Oltre due giovani su tre (67,1%) con alle spalle una famiglia in condizione economica buona vogliono andare all’università. Mentre se la condizione economica è ritenuta negativa la quota scende a meno della metà del totale (46%)», si legge nell'analisi. Infine un dato, che tratteggia la distanza che c'è fra il nostro Paese e il resto d'Europa: l’Italia è agli ultimi posti per giovani laureati in università (o con un titolo equivalente). Nel 2023 ne era in possesso il 30,6% di italiani tra 25 e 34 anni. Un’incidenza in crescita rispetto all’anno precedente, ma che pone il nostro Paese al terzultimo posto nell’Unione europea, dopo Romania (22,5%) e Ungheria (29,4%). In testa ci sono Irlanda (62,7%), Cipro (61,6%) e Lussemburgo (60,2%). (v.m.)
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