«Sale operatorie diventate Rianimazione in una notte»

6 Aprile 2020

Atri, il racconto di come in poche ore l’ospedale è stato totalmente stravolto I primari Fiorà e Liberatore: «Tutto il personale si è reinventato per salvare vite»

ATRI. Hanno stravolto ruoli e carriere, attrezzando in poche ore un intero ospedale per accogliere i malati Covid.
Il personale del San Liberatore si è letteralmente reinventato e ha “costruito” la prima trincea in provincia – insieme alle Malattie infettive di Teramo – contro il coronavirus. Vincenzo Fiorà primario della Rianimazione ricorda quando gli hanno chiesto di attrezzare una vera e propria terapia intensiva Covid: «Di notte con infermieri abbiamo modificato le sale operatorie, organizzato altri quattro letti di rianimazione, usando i respiratori per gli interventi chirurgici».
Ugualmente stravolto il resto dell’ospedale. «Sostanzialmente l’attività di ricovero dei reparti chirurgici, di Ortopedia e urologia è stata sospesa: sono stati riconvertiti in reparti Covid», spiega Edorardo Liberatore, primario di Chirurgia, «sono state sospese le attività chirurgiche. Sono garantite solo per pazienti oncologici e le urgenze ed emergenze che per pazienti non Covid si fanno in un ospedale "pulito" dove ci spostiamo una volta a settimana. Fino a poco fa era a a Sant'Omero ora è stato tutto accentrato a Teramo». Ad Atri si fanno interventi su malati Covid, come quello su un paziente fortemente sospetto (con polmonite bilaterale) per una perforazione intestinale. Ora le ex Chirurgie ospitano circa 40 pazienti meno gravi. Poi nell’ex Cardiologia quelli più critici e gli altri più gravi in Rianimazione.
«Da un giorno all'altro è stato chiesto a chirurghi, ortopedici, urologi diventare degli internisti» aggiunge Liberatore, «c'è stato un attimo di disorientamento, è un po' come accaduto in Lombardia. Ma poi il disorientamento è passato e ora agiamo coordinati dai colleghi internisti che impostano le terapie. C’è stata una grande disponibilità di tutti quanti, personale medico e infermieristico. Nessuno di noi avrebbe mai pensato di aver a che fare con un'epidemia così cattiva. Inizialmente, quando non si sapeva se avremmo avuto sufficienti dispositivi di protezione, è stato normale temere di riportare a casa il contagio. Ma quando il personale ha visto che si poteva lavorare in sicurezza _ ringrazio per questo il farmacista Massimo Costantini _ ognuno si è dato da fare».
E in Rianimazione qualsiasi situazione è amplificata, vista la gravità dei malati: «All'inizio ch’era timore: vedi il virus da tutte le parti. Noi a differenza degli altri siamo a diretto contatto con il paziente: lo tocchiamo e lo intubiamo», osserva Fiorà che sottolinea anche un aspetto umano, relativo alle tante vittime: «Da noi è difficile avere successi, è una polmonite brutta. E la percentuale di mortalità è alta. L'umore non è dei migliori. Il paziente vive nel distacco completo dalla famiglia, anche se non ha coscienza di quel che sta succedendo ti ci affezioni. Pensare che la salma venga chiusa in una cassa senza l'ultimo saluto da parte dei familiari ti tocca. Poi però ci sono le grandi soddisfazioni: come per un nostro paziente che è stato dimesso o un altro che abbiamo estubato e se continua a migliorare tornerà presto a casa».
Ogni tanto i due medici ci pensano a quel che accadrà dopo l’emergenza. «Ci pensiamo, anche perchè siamo stremati. Spero e penso che ci sia riconosciuto quanto fatto per questa emergenza. Bisognerà sterilizzare tutto: ci aspettiamo di ripartire un po' più forti di quello che eravamo prima: ce lo meritiamo», auspica Fiorà. «Certo, anche se la fine la vedo lontana», aggiunge Liberatore, «ma ci aspettiamo il rilancio attività chirurgiche, spero che riconoscano lo sforzo del personale che peraltro ha dimostrato grande capacità di collaborazione». (a.f.)
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