Salme “dimenticate” nell’obitorio del Val Vibrata

17 Settembre 2016

Nessuno reclama i corpi di un albanese morto a Giulianova e della nigeriana annegata in una piscina a Martinsicuro

SANT’OMERO. Morire in solitudine ed essere dimenticati nell’obitorio dell’ospedale. Nelle celle frigorifere dell’ospedale “Val Vibrata” di Sant’Omero giacciono due corpi. Sono quelli di due esseri umani che hanno un nome, ma di loro sembra che l’umanità si sia dimenticata. Nessuno (familiari, amici o parenti) li ha reclamati, nessuno che si sia presentato per riconoscere quelle salme, nessuno che voglia dare degna sepoltura a due persone morte, uno per cause naturali, l’altra per una tragedia in piscina. Sono due mesi che Aleksander Roshi, 62 anni albanese, è nella cella frigorifera. Era morto di infarto a Giulianova il 7 luglio scorso. Non avendo posto il presidio sanitario giuliese, la salma dello straniero è stata trasportata a Sant’Omero dove è ancora conservata. Nessuno che finora abbia richiesto la restituzione del corpo. L’altra salma dimenticata dal mondo è quella della 24enne Faith Ogieva, la ragazza nigeriana morta a fine agosto nella piscina di un agriturismo di Martinsicuro. Era morta annegata, come si presumeva fin dal primo momento, e a farla finire sott’acqua sarebbe stata una congestione. “Asfissia da annegamento”, è stata tecnicamente la formula che l’anatomopatologo Giuseppe Sciarra, che ha effettuato l’autopsia, ha consegnato nella sua relazione al pubblico ministero titolare del caso, Irene Scordamaglia. Due corpi inermi, con un nome, ma senza affetti.

Gli unici a “vegliare” sono gli addetti al servizio mortuario dell’ospedale vibratiano. Se nessuno, nei prossimi giorni, dovesse presentarsi all’obitorio per ottenere l’affidamento delle salme, dovranno essere probabilmente i Comuni di provenienza a doversi fare carico delle spese di sepoltura, tumulandole nei rispettivi cimiteri comunali. Alksander Roshi a Giulianova, quindi, e Faith Ogieva a Martinsicuro.

Alex De Palo

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