Salta il consiglio, per il Pd è crisi. Pavone: solo un malore

18 Giugno 2015

ROSETO. «Una maggioranza che non riesce a garantire il numero legale non è più tale, soprattutto se i numeri non ci sono su provvedimenti di natura urbanistica che interessano la città». Questo il...

ROSETO. «Una maggioranza che non riesce a garantire il numero legale non è più tale, soprattutto se i numeri non ci sono su provvedimenti di natura urbanistica che interessano la città». Questo il commento del Pd rosetano all’indomani del consiglio comunale, interrotto perché è venuto a mancare il numero legale.

«Ancora una volta si sono presentati in consiglio con una proposta pasticciata che neanche la loro maggioranza conosceva», incalza il Pd «segnale chiaro ed evidente che i fili dell’urbanistica in città sono tenuti da pochissimi addetti ai lavori. Quando la minoranza ha sollevato dubbi e perplessità sulla loro proposta di delibera, il piccolo esercito capitanato da Norante e Pavone si è sciolto come neve al sole tanto che il presidente del consiglio si è affrettato a proporre una sospensione». È così sfumata la possibilità di votare un provvedimento che avrebbe consentito di accedere a finanziamenti per l’edilizia convenzionata.

«Il consigliere di maggioranza Alberto Caporaletti», si legge ancora nella nota del Pd «come su tutti i punti urbanistici di cui è consigliere delegato, ha fatto perdere le sue tracce lasciando l’ex maggioranza Pavone in sette componenti contro gli otto uniti e compatti della minoranza». «La città è in un periodo nevralgico» interviene il consigliere di Abruzzo civico Flaviano De Vincentiis «e la maggioranza si permette il lusso di litigare in assise pubblica per interessi personali, mettendo in scena uno spettacolo triste e da vecchia politica, bloccando un provvedimento fondamentale per chi ha risorse economiche ridotte, giovani coppie e chi vorrebbe continuare a vivere nella nostra città in primis».

Secondo la maggioranza, la mancanza del numero legale è stata causata dal malore di un consigliere comunale, il liberalsocialista Giuseppe Tuccella. «Pertanto non c’è niente di strano e sconosciuto» sottolinea il sindaco Pavone «ma tutto è stato fatto in maniera lineare ed alla luce del sole, come nostro costume». «Un problema familiare mi ha costretto a lasciare in fretta e furia la seduta», precisa Caporaletti, anche lui finito nel mirino dell’opposizione come assenteista «tanto che ho abbandonato in aula la giacca e alcuni effetti personali. Mi spiace che questo sia stato strumentalizzato dalle opposizioni, anche perché so che era stato raggiunto un accordo, tra tutte le parti, per votare assieme il punto». (f.ce.)

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