Salta la riconsegna degli impianti: la stagione è in bilico

11 Novembre 2022

Il gestore scaduto Finori: «Intendo ancora acquistarli» La Gst: «È ostruzionismo, procederemo con azioni legali»

PIETRACAMELA. Il gestore Marco Finori non ha riconsegnato gli impianti di Prati di Tivo e Prato Selva: è in bilico la stagione invernale. Era fissato per ieri mattina il termine per la riconsegna degli impianti, secondo l’invito inviato a Finori dalla Gran Sasso Teramano (Gst), la società in liquidazione pubblico-privata proprietaria delle attrezzature, ma alla stazione di partenza della seggiocabinovia si sono presentati solo il liquidatore della Gst, Gabriele Di Natale, con l’avvocato della società Divinangelo D’Alesio.
La riconsegna dei beni segue la scadenza, avvenuta martedì scorso, della proroga della gestione concessa dalla Gst a Finori e anche quella della concessione dei terreni da parte dell’Asbuc di Pietracamela. Finori ha, però, inviato una lettera via e-mail tramite i suoi legali dove sostiene che “come previsto nella proroga contrattuale del contratto di gestione la restituzione degli impianti soggiace al termine di trenta giorni dalla richiesta di riconsegna”. Una versione confermata a voce dallo stesso imprenditore, che ha aggiunto: «Riconsegno gli impianti nei tempi e nei modi consoni a poterlo fare».
Del parere opposto Di Natale, che prospetta all’orizzonte azioni legali: «La concessione degli impianti è scaduta e come in tutte le locazioni si devono riconsegnare i beni al proprietario. Come Gst abbiamo fatto un invito alla riconsegna essendo scadute sia la proroga della gestione che della concessione dei terreni, ma il gestore non si è presentato. Procederemo, quindi, con le azioni che la legge ci consente». Senza il possesso degli impianti è a forte rischio la riapertura invernale. «Questo è l’ennesimo tentativo di ostruzionismo ai danni del territorio, degli operatori e fruitori della montagna e di tutto il comprensorio», ha detto ancora il liquidatore, «gli impianti sono della Gst e devono essere obbligatoriamente riconsegnati perché in questo modo si stanno precludendo le attività di manutenzione e altro». Nella lettera Finori esprime ancora la volontà di acquistare il lotto dopo che non si era presentato dal notaio nella primavera scorsa per il rogito. «La Gst non è venuta dal mio notaio, per questo non li ho acquistati, ma per evitare ulteriori danni alla mia società ho dato la disponibilità ad acquistarli», si è giustificato. Ma anche su questo punto Di Natale è tornato a dissentire: «Chiedo a Finori di dimostrare alla collettività qual è il notaio, la data e l’ora nelle quali aveva convocato la Gst».
Infine l’attenzione del botta e risposta si sposta sulla querelle giudiziale tra la Gst e Finori, che ha presentato al giudice ordinario un atto di citazione dove chiede “la nullità del bando di vendita del lotto degli impianti e il risarcimento del danno patrimoniale ed extra-patrimoniale subito dalla Finori srl” e un decreto ingiuntivo di 230mila euro “per lavori di manutenzione e rimborso spese assicurative rimaste insolute”. Di Natale su questo replica: «Abbiamo regolarmente pagato tutto alla Finori srl, tra le manutenzioni della Provincia per il nostro tramite e le somme della Regione, sempre per il nostro tramite, per le giornate dei disabili. E siamo in grado di dimostrare tutto con la documentazione».
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