Salvataggio Tercas, aggirata la scure dell’Ue

La banca restituirà i 265 milioni al Fondo di tutela che poi li verserà di nuovo come contributi volontari
TERAMO. Il salvataggio-bis della Tercas può considerarsi cosa fatta. Ieri l’assemblea dei soci del Fondo interbancario di tutela dei depositi, cioè le stesse banche, ha approvato la modifica dello statuto che consente di “legalizzare” il salvataggio della banca teramana superando le obiezioni dell’Unione europea. Come si ricorderà la Tercas, che aveva accumulato perdite per oltre 600 milioni, venne salvata dal robusto intervento del Fondo di tutela che versò 265 milioni di euro; successivamente la Banca Popolare di Bari effettuò una ricapitalizzazione per 330 milioni diventando unico azionista. Un salvataggio sul quale però pende la scure di Bruxelles, che ha aperto una procedura di infrazione. Secondo l’Ue l’intervento del Fitd in questo caso può essere equiparato agli aiuti di stato in quanto proviene da uno schema obbligatorio, visto che tutte le banche sono obbligate a versare una quota per alimentare il fondo stesso.
La modifica dello statuto approvata ieri serve a superare – in un certo senso ad aggirare – questo ostacolo. Il meccanismo è il seguente: all’interno del Fitd viene creato un comparto separato in cui le banche versano volontariamente dei fondi, al momento circa 300 milioni; tale somma arriverà in gran parte dalla stessa Tercas che restituirà i 265 milioni versati dal Fondo per il salvataggio del 2014; a questo punto il comparto “volontario” interverrà nuovamente sulla Tercas con 265 milioni, ma questa vota senza il pericolo di una censura da parte dell’Unione europea. Con la modifica introdotta ieri si prevede che gli istituti di credito abbiano tempo fino al 10 dicembre per aderire al comparato volontario, che potrà arrivare fino a un massimo di 500 milioni di euro, risorse che si aggiungono a quelle che le banche devono obbligatoriamente destinare al Fondo. Il comparto volontario, inoltre, ha un suo governo autonomo rispetto a quello obbligatorio e agisce in maniera separata da questo. Il salvataggio-bis della Tercas, prima esperienza del genere, costituisce quindi un precedente al quale il Fondo potrebbe uniformarsi nel caso in cui dovesse intervenire per una nuova crisi bancaria, come ha sottolineato lo stesso presidente Salvatore Maccarone in un’audizione alla Camera martedì scorso. (e.a.)
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