Salvataggio Tercas, il conto è da rifare Le banche intervengono su base volontaria

24 Novembre 2015

“il conto (da rifare) per il soccorso a Banca Tercas”. È questo il titolo di un articolo del “Corriere della sera” di ieri nel quale si fa riferimento al decreto del Consiglio dei ministri cosiddetto...

“il conto (da rifare) per il soccorso a Banca Tercas”. È questo il titolo di un articolo del “Corriere della sera” di ieri nel quale si fa riferimento al decreto del Consiglio dei ministri cosiddetto “salva-banche” – del quale leggete ampiamente in cronaca di Chieti – e ai dubbi espressi da tempo dall’Europa sulla possibilità che le banche italiane in difficoltà vengano aiutate dal Fondo interbancario di tutela dei depositi.

Scrive l’articolista del “Corriere”, Michelangelo Borrillo: «Degli istituti salvati dal decreto del Consiglio dei ministri non fa parte Tercas, altra banca cher risultava commissariata nel 2014, perché l’istituto abruzzese venne salvato nel luglio di quell’anno dalla popolare di Bari. Che, però, per quel salvataggio si avvalse di circa 300 milioni del Fondo interbancario di tutela dei depositi. Proprio alla luce di quell’intervento si accesero i riflettori dell’Unione europea per possibili aiuti di Stato (che hanno poi portato alla nascita del nuovo Fondo di risoluzione). Per questo, adesso, il salvataggio su Tercas andrà ristrutturato. L’intervento del fondo interbancario era obbligatorio; ora, invece, sarà necessario intervenire con un nuovo fondo di carattere volontario, la cui assemblea, il 26 novembre, dovrà appunto definire le modalità di intervento su base volontaria da parte del sistema bancario (che però non avrà oneri aggiuntivi perché i fondi sono già stati versati)».