Salvataggio Tercas, timori per i lavoratori

I sindacati in vista dell’assemblea: «Il risanamento non si scarichi sui dipendenti». E chiedono chiarezza sulla Caripe
TERAMO. I soldi per risanare la T ercas ci sono, ma resta il timore che le conseguenze di questa operazione – oltre che sugli azionisti che hanno visto ridursi a zero il valore di titoli, diventati ormai oggetti da collezione – possano ricadere sui dipendenti del gruppo bancario, che oltre alla Tercas comprende anche la Caripe. Ad esprimere questo timore sono ovviamente i sindacati dei bancari, che in vista del’assemblea del 29 luglio prossimo hanno fatto circolare un documento tra i lavoratori con questo titolo: «Quale futuro per il gruppo Tercas/Caripe? La banca d’Italia e la Fondazione PescarAbruzzo battano un colpo».
Nel documento siglato da tutti i sindacati di categoria – Dircredito, Fabi, Fiba-Cisl, Fisac-Cgil, Ugl credito, Uilca –, si afferma che «il processo di risanamento del gruppo Tercas, che vedrà una tappa decisiva il 29 luglio, non può e non deve scaricare i suoi effetti sulle lavoratrici e sui lavoratori del gruppo che, tutti insieme, hanno sopportato il peso dell’operazione contribuendo a renderla possibile». La nota non scende nel dettaglio, ma da fonti sindacali si apprende che i timori riguardano una possibile riduzione di personale, con la messa in mobilità di un certo numero di dipendenti e l’eventuale riduzione dei livelli contrattuali.
Poi c’è il capitolo Caripe, la banca di proprietà Tercas che di recente stata commissariata da Bankitalia, un’operazione che, a giudizio dei sindacati, sarebbe stata condotta senza la dovuta trasparenza. «La Banca d’Italia, nella persona del commissario», recita la nota a tale proposito, «in occasione dell’assemblea deve informare su quello che sarà il futuro del’attuale gruppo Tercas e ancora di più sul futuro della Banca Caripe». Sul quale, in effetti pesano numerosi interrogativi. Il commissariamento – si dice sempre in ambito sindacale – potrebbe essere propedeutico alla fusione della Caripe con la Tercas, ma c’è il problema dei 62 milioni di perdite di cui dovrebbe farsi carico la Banca Popolare di Bari che sta per diventare l’azionista unico, salvo eventuali ingressi di altri soci come la Fondazione Tercas che ha manifestato l’intenzione di acquistare l’8% del capitale della banca teramana. Ed è proprio sulla questione della partecipazione al capitale che si chiude il documento sindacale, rivolgendosi direttamente alla Fondazione PescarAbruzzo, che «in relazione alla sua storia deve essere significativamente presente nella nuova realtà bancaria, come già manifestato dalla Fondazione Tercas». Un appello, l’ennesimo dei sindacati, ma finora la fondazione presieduta da Nicola Mattoscio non ha ancora battuto un colpo.
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