«Sandro rischia di morire ci deve aiutare Renzi»

8 Marzo 2015

La moglie di De Simone chiede l’intervento del governo per far liberare i due marittimi arrestati: «Quel carcere è come un lager, non può resistere»

TERAMO. «Ogni giorno in più in quel carcere è un giorno di vita in meno. Mio marito rischia di morire, quel posto è come un lager: sono senza servizi igienici e senza cibo, neanche l'assassino più feroce viene trattato così. Sto male solo all'idea che lui stia subendo queste cose da tanti giorni. Chiediamo l'aiuto di Renzi e del ministro degli Esteri, affinché intervengano». E’ l’accorato appello della signora Gianna la moglie di Sandro De Simone di Silvi, il capitano della Idra Q, il peschereccio armato dalla società Italfish di Martinsicuro, arrestato lunedì scorso in Gambia,insime al primo ufficiale Massimo Liberati, di San Benedetto del Tronto, per presunte violazioni delle leggi locali sulla pesca.

«Non sto vivendo più, io e i nostri figli non sappiamo più cosa fare, siamo qui ad attendere», dice in lacrime la donna. «Mio marito non ha ucciso nessuno. Non è possibile pensare che nel 2015 le persone vengano trattate in questo modo. In quel carcere non hanno la minima idea di cosa siano i diritti umani. Lì dentro, in quelle condizioni, lui rischia la vita. Se muore nessuno me lo ridarà. Vorrei che non passasse neanche un giorno di più in quel posto. Lanciamo un appello a chiunque possa fare qualcosa, affinché intervenga». La donna ripercorre anche i suoi ultimi contatti con il marito. «Domenica l'ho sentito per telefono, quando era ancora in stato di fermo, e mi aveva detto che il giorno dopo si sarebbe risolto tutto, che avrebbero pagato una multa e la vicenda si sarebbe chiusa. Era tranquillo. Lunedì, verso le 14, mi ha mandato un sms in cui c’era scritto “non si è risolto nulla, ti chiamo appena posso”. Ho provato a contattarlo, ma non ho avuto risposta, fino a quando l'armatore mi ha detto che erano stati arrestati. Da quel momento non l'ho più sentito».

Le notizie che arrivano dal Gambia sono poche e per nulla incoraggianti. «Non sono in buone condizioni né fisiche né mentali, sono rinchiusi in celle sovraffollate, senza bagni, senza servizi e senz’acqua, e si trovano in due bracci diversi del carcere, reclusi con veri criminali», fanno sapere dalla Italfish di Martinsicuro. I due marittimi italiani arrestati in Gambia sono stati condannati a un mese di reclusione, che potrebbero diventare cinque anni se i due non pagheranno una multa da 15mila euro a testa.

La Idra Q è stata sequestrata lo scorso 25 febbraio e portata nel porto della capitale Banjul. Dopo un processo sommario, con la contestazione della larghezza delle reti da pesca, è stata emessa la condanna: De Simone e Liberati sono stati portati nel carcere della capitale.

Da quel momento li ha potuti visitare solo il console onorario Daylan Daryanan, mentre è stata negata questa possibilità all’armatore Federico Crescenzi, subito volato in Gambia per cercare di risolvere la situazione. Il padre di De Simone, Santino, è in Senegal dove si trova l’ambasciata che cura anche i contatti con il Gambia, a stretto contatto con l’ambasciatore Arturo Luzi. A bordo della barca, sequestata nel porto di Banjul e controllata da guardie armate, si trova il nostromo di Martinsicuro Vincenzino Mora insieme ai 23 membri dell’equipaggio quasi tutti di nazionalità africana.

«Poche le comunicazioni con mio padre», fa sapere Domenico Mora, figlio del nostromo, «dopo una prima telefonata mi è arrivato un messaggio con il quale mio padre mi rassicurava della sua condizione e mi diceva di non preoccuparmi che la situazione si risolverà a breve. Un messaggio per non farmi stare in ansia. Ad inizio settimana, con l’aiuto di un avvocato, contatterò la Farnesina chiedendo di essere tenuto informato di quanto accade in terra africana».

«Ancora non ricevo risposta alla mia interrogazione fatta ai ministeri interessati», fa sapere il deputato abruzzese di Sel Gianni Melilla. «Aspettando la risposta scritta del ministro ho contattato la Farnesina chiedendo di accelerare nei rapporti diplomatici visto le non buone notizie che arrivano dal Gambia».

Sandro Di Stanislao

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