Sant’Omero, Paolucci “salva” il pronto soccorso

6 Novembre 2015

L’assessore rassicura sindaci e cittadini: «Non può chiudere, il vostro ospedale è troppo importante. Potenzieremo anche le altre strutture in Val Vibrata»

SANT’OMERO. «Non sarà chiuso il pronto soccorso dell’ospedale di Sant’Omero, il quale resterà nella rete delle emergenze-urgenze: chi dice il contrario racconta una favola e fa disinformazione». Così Silvio Paolucci, assessore regionale alla sanità, ha rassicurato i sindaci e gli operatori della Val Vibrata, preoccupati dal dibattito che si è creato intorno al piano di programmazione sanitaria che la Regione sta realizzando tra non poche polemiche. «Di cosa possiamo costruire per migliorare l’offerta locale parleremo nelle prossime settimane con i sindaci e non solo, ma è impossibile chiudere il pronto soccorso di un ospedale di confine e che registra mille parti all’anno», ha aggiunto l’assessore durante l’incontro pubblico di ieri sera a Sant’Omero organizzato dal Comune e dall’assessore regionale Dino Pepe e a cui hanno preso parte anche i dirigenti della Asl e tutti i primi cittadini dei 12 comuni della vallata.

Tutti d’accordo su un punto fondamentale: l’ospedale di Sant’Omero ha una rilevanza strategica non solo per la Val Vibrata con i suoi 80mila abitanti, ma per tutta la Regione, in quanto presidio di frontiera su cui puntare per contrastare il fenomeno della mobilità passiva. «Solo per i pazienti della provincia di Teramo che vanno a curarsi nelle vicine Marche la Regione spende ben 30 milioni di euro», ha spiegato il manager della Asl teramana Roberto Fagnano, «l’ospedale di Sant’Omero, però, riesce perfino ad attrarre mobilità attiva. E’ il presidio che ci dà meno preoccupazioni, per il suo ottimo stato strutturale e per la qualità del suo approccio verso il paziente: ci teniamo a mantenerlo e “coccolarlo”».

Troppo importante per essere ridimensionato, quindi. Così come importanti, secondo Fagnano, sono le unità di cure primarie sul territorio vibratiano, per cui Paolucci promette maggiori investimenti a partire dal potenziamento di quella di Villa Rosa, in quanto rappresenterebbero il futuro del servizio sanitario locale.

Poi l’assessore ha difeso il progetto generale di riorganizzazione che sta portando avanti dalle polemiche delle ultime settimane sorte in diverse parti della regione soprattutto sul tema dei punti nascita: «Non dobbiamo fare tagli, perché in Abruzzo l’offerta di posti letto è la metà della domanda e i conti bene o male sono a posto. Ma abbiamo una sanità troppo frammentata in regione e dobbiamo adeguare il servizio alla domanda: non possiamo non considerare che la popolazione sta invecchiando e che nascono un terzo dei bambini che nascevano venti anni fa, altrimenti fra qualche anno più della metà della cittadinanza non avrà assistenza sanitaria».

Luca Tomassoni

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