Santoleri, pena ridotta al padre Confermati i 27 anni a Simone

17 Dicembre 2021

La condanna passa da 24 a 18 anni per Giuseppe: 16 per l’omicidio e 2 per occultamento di cadavere L’avvocato: «I giudici hanno riconosciuto la differenza delle condotte tra gli imputati»

TERAMO. Per i perché bisognerà conoscere le motivazioni attese tra novanta giorni. Per ora c’è una parziale riforma della sentenza di primo grado a scandire l’epilogo del processo in Appello per l’omicidio di Renata Rapposelli, la 64enne pittrice originaria di Chieti. I giudici (corte presieduta da Armanda Servino) hanno confermato la condanna a 27 anni per il figlio Simone Santoleri (24 per l’omicidio e tre per l’occultamento di cadavere) e ridotto da 24 a 18 quella per l’ex marito Giuseppe (16 per l’omicidio e 2 per l’occultamento di cadavere), entrambi di Giulianova.
Una differenza tra l’agire dei due che i magistrati d’appello hanno evidentemente deciso di rendere ancora più sostanziale rispetto al pronunciamento di quello della corte d’assise di primo grado: Giuseppe, durante un interrogatorio reso in carcere nel corso delle indagini preliminari, ha sostenuto che a soffocare la ex moglie sia stato il figlio Simone e che poi insieme si siano disfatti del cadavere ritrovato dopo svariate settimane sulle rive sponde del fiume Chienti, nelle Marche. Accusa sempre respinta dal figlio che nei giorni scorsi ha tentato il suicidio nel carcere di Pescara ingerendo farmaci e che ora è recluso nel carcere di Viterbo. Alla lettura del dispositivo i due imputati non erano presenti dopo aver rinunciato entrambi al collegamento in videoconferenza.
Soddisfatta l’avvocato Federica Di Nicola, difensore di Giuseppe nel processo di secondo grado. «Nel rispetto più profondo della vittima», ha detto, «esprimo soddisfazione per la sentenza che ha accolto le nostre richieste e ha evidenziato la differenza delle condotte processuali tra i due imputati. Ora aspettiamo di conoscere le motivazioni». Simone Santoleri in appello è stato difeso dall’avvocato Cristiana Valentini.
Per l’accusa (indagini del pm Enrica Medori) il 9 ottobre del 2017 la donna sarebbe stata soffocata nell’abitazione di Giulianova dei due congiunti per questioni economiche e poi portata sulle sponde del fiume. Un omicidio d’impeto con un movente economico: così, in 103 pagine di motivazioni, i giudici di primo grado hanno spiegato il perché della condanna. Secondo i magistrati, si legge a questo proposito nelle stesse motivazioni, «Giuseppe aveva maturato un’esposizione debitoria nei confronti della moglie e non aveva alcuna intenzione di adempiere. Simone aveva da tempo manifestato la volontà di far desistere la madre dal perseguimento delle somme dovute al marito a titolo di arretrati».
Per i giudici di primo grado Simone avrebbe messo in atto una serie di depistaggi: «Va osservato che il tentativo di Simone Santoleri di proporre, per vero sin dalle indagini preliminari (ciò che conferma la lucidità dell’imputato nel depistaggio), uno scenario alternativo che coinvolge persona a lui molto legata costituisce esattamente un indizio a carico del prevenuto, in quanto lo sforzo profuso nell’allontanare da sé ogni sospetto fa trasparire la consapevolezza della gravità del litigio verificatosi all’interno dell’abitazione e l’enorme rilevanza di tale fatto ai fini della compiuta ricostruzione della vicenda».(d.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.