Santoleri, salta il Riesame per Giuseppe

L’avvocato Angelozzi: «Inutile il ricorso ad Ancona dopo la nuova ordinanza. Chiederemo la scarcerazione all’Aquila»
GIULIANOVA. «È un ricorso che ora non ha più motivo di esistere vista la nuova ordinanza che, nei fatti, ha fatto decadere la prima». È chiaro l’avvocato Alessandro Angelozzi, penalista del foro di Ascoli. Una riflessione strettamente tecnica che, in pratica, si traduce con la rinuncia al primo ricorso al tribunale del Riesame di Ancona con la battaglia per la scarcerazione che ora si sposta davanti ai giudici aquilani.
Angelozzi, insieme al collega Gianluca Carradori, è uno dei difensori di Giuseppe Santoleri, il 67enne giuliese arrestato con il 43enne figlio Simone con l’accusa di aver ucciso l’ex moglie Renata Rapposelli, la 67enne pittrice teatina scomparsa il 9 ottobre scorso e ritrovata un mese dopo in una scarpata di Tolentino. Aggiunge il legale: «Sostanzialmente nulla cambia, ma è evidente che con la nuova ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Teramo dopo che quello di Ancona si è dichiarato territorialmente incompetente la prima ordinanza viene a decadere. Il tribunale del Riesame di Ancona non è più quello competente e per questo il nostro ricorso non ha più motivo di esistere. Per questo faremo istanza per rinunciare, mentre il ricorso ora lo presenteremo al tribunale del Riesame dell’Aquila competente per l’unica ordinanza oggi in vigore che, appunto, è quella del gip di Teramo». Di diverso avviso l’avvocato Gianluca Reitano, difensore, sempre insieme a Carradori, di Simone Santoleri. «Non farò nessuna istanza per rinunciare», dice, «se la prima ordinanza viene fatta decadere sarà per un pronunciamento dei giudici».
Va detto che fino ad oggi il tribunale del Riesame di Ancona non ha ancora fissato nessuna data per il ricorso sui Santoleri. Ad emettere la nuova ordinanza, dopo che il gip di Ancona si era dichiarato territorialmente incompetente perchè secondo la Procura dorica la donna sarebbe stata uccisa a Giulianova, è stato il gip di Teramo Roberto Veneziano, su richiesta del pm Enrica Medori. Secondo inquirenti e investigatori i due hanno ucciso la donna il 9 ottobre dell’anno scorso quando lei si è recata nella loro abitazione giuliese. E’ successo al termine di una lite scoppiata per questioni economiche, in un contesto familiare di rancore e odio. Poi i due, sempre secondo l’accusa, hanno chiuso il cadavere in una grossa busta, lo hanno nascosto in macchina per qualche giorno, coperto con un grosso scatolone e trasportato fino a Tolentino per liberarsene gettandolo in una scarpata. Ad incastrarli, sostiene l’accusa, le immagini catturate da una telecamera a Porto Sant’Elpidio, intercettazioni e falsi alibi.
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