Scacco alla banda della cocaina facile

10 Marzo 2016

Arrestati sei albanesi residenti a San Nicolò. Il capo: «Teramo è come la Colombia». Spacciavano anche con i figli piccoli

TERAMO. E’ il giugno del 2015 quando uno degli albanesi intercettati si vanta con un suo connazionale di aver fatto diventare il Teramano come la Colombia, quella del cartello di Medellin.Perchè nel lungo elenco di clienti che ogni giorno chiama per avere la cocaina c’è di tutto, a cominciare dall’uomo della porta accanto: operai, artigiani, baristi, camerieri, qualche piccolo imprenditore e poi ancora l’impiegata, la studentessa universitaria. Ed è proprio il particolare della Colombia, citato dal gip nella voluminosa ordinanza di custodia, a dare la portata della maxi operazione antidroga che all’alba di ieri ha portato sei albanesi in carcere e quattro all’obbligo di dimora. Fratelli, cugini, moglie e marito residenti a San Nicolò: tutti appartenenti ad un stesso nucleo familiare dedicato allo spaccio che, secondo la procura, in un anno avrebbe movimento un giro di soldi di circa 500mila euro. Professionisti dello spaccio, tutti con permesso di soggiorno e tutti senza lavoro, pronti anche a recarsi agli appuntamenti con i clienti portandosi i figli di 2 o 3 anni.

Decine i clienti che ogni giorno si rivolgevano al gruppo per avere la sostanza stupefacente (solitamente cessioni da un grammo o due) pagando in contanti, ma spesso anche a rate quando non riuscivano a saldare. Ed è un anno di pedinamenti, intercettazioni telefoniche ed ambientali, audizioni dei consumatori fatti dai carabinieri del reparto operativo quello che il gip Giovanni de Rensis ricostruisce nelle 85 pagine delle ordinanze chieste dal pm Andrea De Feis al termine di una complessa indagine della procura con a capo Antonio Guerriero. Scrive il giudice a pagina 12 dell’ordinanza: «Il gruppo criminale si dimostrava ben organizzato e si muoveva intorno alla figura di spicco, riconosciuta dagli altri concorrenti, di Ilir Sallaku, detto Elio». E, aggiunge il gip, «con modalità ingegnose e del tutto singolari». Perchè, sostiene la procura, Sallaku inizialmente ha creato un gruppo di affezionati clienti che lo chiamano su una utenza telefonica che, successivamente, viene consegnata al fratello e ai nipoti. Scrive il gip a questo proposito: «Le utenze telefoniche venivano utilizzate come una sorta di recapiti telefonici di servizio, peraltro interscambiabili tra i sodali». Particolare non secondario del modus operandi: queste utenze telefoniche erano dedicate solo ai clienti italiani e mai usate per contatti tra gli indagati. Scrive ancora il gip: «Gli acquirenti contattavano un numero di telefono che sapevano dedicato allo spaccio ove raggiungevano l’accordo per il successivo acquisto». Il gruppo, secondo la procura, aveva diviso lo spaccio in tre zone: quella di San Nicolò, Bellante e Campli; quella di Teramo, San Nicolò, Canzano, Castellalto e Montorio; quella di Giulianova, Roseto e Mosciano. La cessione delle dosi, da marzo a giugno 2015 ne vengono conteggiate 1500 per un introito di 120mila euro, avviene quasi sempre negli stessi posti: in prossimità di un fiume, di una rotonda, di un bar, di una pizzeria. E’ evidente che dietro la possibilità di rifornire quotidianamente un così vasto numero di clienti ci fosse un costante approvigionamento di droga. Scoprire da dove sarà la seconda tranche dell’inchiesta.

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