Scalone: come si fa a fare i complimenti alla Fondazione?
TERAMO. «Caro presidente, mi fa cadere le braccia». Inizia così la lettera aperta che l'ex consigliere comunale e provinciale Enzo Scalone indirizza a Renzo Di Sabatino. Il motivo dello sconforto,...
TERAMO. «Caro presidente, mi fa cadere le braccia». Inizia così la lettera aperta che l'ex consigliere comunale e provinciale Enzo Scalone indirizza a Renzo Di Sabatino. Il motivo dello sconforto, espresso nella missiva «in virtù dell'antica amicizia», è dato dalle dichiarazioni del presidente della Provincia a margine dell'incontro con Mario Nuzzo, che si accinge a lasciare la guida della Fondazione Tercas.
Scalone chiede a Di Sabatino come possa definire «sano e ben presieduto» un ente che ha perso 300 milioni di euro nel crac dell'ex Cassa di risparmio di cui era il maggior azionista. «Ti faccio notare anche che la maggior parte di quel poco che le resta, circa 100 milioni di euro, è il frutto della “fregatura” rifilata a migliaia di teramani con la vendita delle azioni», sottolinea l'ex consigliere, e ancora: «Presidente, perché sperare in un ulteriore impegno di Nuzzo per Teramo, che forse è ancora poco il danno causato con la perdita totale della Tercas? Cosa l’altro dovrebbe fare che manca al suo repertorio?».
Scalone elenca quelle che secondo lui sono le colpe di Nuzzo nel tracollo della Tercas. «Il ferreo legame con Lino Nisii ed il suo entourage, tanto da portarlo a nominare sempre le stesse persone alla guida della banca e a rifiutare ogni rinnovamento che pur gli veniva proposto (peccato che di questo il compianto Ernino D’Agostino non possa più testimoniare!)», scrive l'ex consigliere, «e come non ricordare la resa senza condizioni di fronte alla Banca d’Italia ed alla Popolare di Bari, rinunciando ad ogni difesa del proprio patrimonio». Scalone fa notare come il socio di riferimento della Tercas non abbia proposto alcuna azione di responsabilità nei confronti dei vertici dell'istituto di credito e della società di revisione «diversamente da come fanno tutte le altre fondazioni nelle stesse condizioni».
L'ex consigliere ha qualcosa da dire anche sulle indicazioni per la designazione del successore di Nuzzo. «Mi sarei aspettato, in particolare, che nello scegliere le terne da indicare per il consiglio della fondazione, pur nel rispetto dell’autonomia di mandato che ad ognuno va garantita», afferma, «si invitassero i prescelti a verificare ogni occasione di recuperare, per quanto possibile, del mal tolto, comprese le azioni di responsabilità». Secondo Scalone, però, «la sindrome di Stoccolma colpisce anche a Teramo».
L’ex esponente Ds conclude: «Perdonami presidente Di Sabatino, ma non potevo tacere. Chi mi conosce sa il mio impegno sul fronte della Tercas, anche se a volte appaio un Don Chisciotte contro i mulini a vento. Mi conforta, comunque, in questa battaglia la vicinanza di tanti comuni cittadini che mi seguono e mi incoraggiano a continuare. Purtroppo, e me ne dolgo, non altrettanta vicinanza mi manifestano gli uomini delle istituzioni e della politica».(g.d.m.)
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