Scalone sulla Fondazione Tercas: «Serve discontinuità»
TERAMO. «Alla Fondazione Tercas serve discontinuità». Ne è convinto Enzo Scalone, esponente storico della sinistra teramana e sostenitore del sindaco Gianguido D’Alberto nelle ultime elezioni, che...
TERAMO. «Alla Fondazione Tercas serve discontinuità». Ne è convinto Enzo Scalone, esponente storico della sinistra teramana e sostenitore del sindaco Gianguido D’Alberto nelle ultime elezioni, che interviene così in vista della riunione di domani del consiglio direttivo dell’ente che dovrà rieleggere il presidente. L’ex consigliere comunale e provinciale di Pds e Ds ricorda il crac della Tercas «che costò alla comunità teramana la perdita reale di un patrimonio pubblico di non meno di 400 milioni di euro», da cui sono derivate come gravissime conseguenze «lo sconvolgimento della vita cittadina; la perdita dei risparmi di migliaia di cittadini; la messa da parte di inamovibili, sino ad allora, amministratori; la messa sotto accusa di direttori, presidenti, imprenditori per i quali ancora pende il giudizio». Scalone evidenzia che a uscirne indenne è stata la sola Fondazione «che, invece, era stata la più penalizzata con la perdita di larga parte del suo patrimonio». Lo stesso ente secondo lui è stato «tra i maggiori responsabili del disastro» in quanto sotto la guida «sempre dello stesso presidente Mario Nuzzo, aveva nominato sempre lo stesso presidente e gli altri amministratori della banca e aveva sempre approvato acriticamente tutti i bilanci» fino al dissesto dell’istituto.
Scalone non le manda a dire nella ricostruzione i passaggi successivi. «Mentre volavano gli stracci Nuzzo restò imperterrito al suo posto, sino a che non venne “premiato” con la vice presidenza della Cassa depositi e prestiti e non pago, prima di andarsene, forse per proteggersi le spalle, propose e fece eleggere alla presidenza della Fondazione Enrica Salvatore, sino ad allora sconosciuta ai più». Tra i due l’ex consigliere vede dunque una continuità «netta e chiara». Questa si evince, secondo lui, dalle affermazioni lusinghiere di Salvatore sul suo predecessore, tanto da proporlo come presidente onorario della Fondazione. «Se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere», insiste Scalone che ricorda la designazione di Salvatore nel collegio sindacale di Cassa depositi e prestiti: «Verrebbe da chiedersi, chi sa perché?», chiosa. Secondo lui a queste si potrebbero aggiungere tante altre considerazioni «per le quali è ora che la Fondazione Tercas segni una svolta radicale sia nella governance che nei modi di rapportarsi con il territorio». Scalone, insomma, su questo non la pensa come D’Alberto. «È ora che gli epigoni di quelli che portarono la Tercas alla fine che fece, lascino il campo», conclude, «Teramo ha bisogno di discontinuità a tutti i livelli ivi compresa la Fondazione Tercas». (g.d.m.)
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