Scambi di provette per i test antidroga

3 Novembre 2017

Infermiere del pronto soccorso sostituiva i campioni di sangue degli automobilisti fermati ai controlli facendosi pagare

GIULIANOVA. Sintetizza la cronaca: in cambio di soldi scambiava o faceva sparire le provette di sangue di automobilisti drogati o ubriachi che così evitavano sanzioni. Le accuse della Procura ad un infermiere del pronto soccorso dell’ospedale di Giulianova non fanno solo emergere l’ ennesimo presunto caso di corruzione, ma allungano ombre inquietanti sulle modalità di custodia dopo i prelievi. Perchè, sostengono gli investigatori, scambiare o far sparire provette di sangue era diventata «davvero cosa semplice».
Per ora, in attesa di sviluppi già delineati sulla carta, l’inchiesta del pm Davide Rosati delegata agli uomini della polizia stradale di Giulianova ha portato a due misure cautelari emesse dal gip Giovanni De Rensis nei confronti dell’infermiere Ludovico Domenico Delle Vergini, 48enne di Giulianova, e di P.T., automobilista 42enne, sorpreso alla guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e dal cui controllo sono scattati gli accertamenti che hanno poi portato all’inchiesta. Per entrambi il giudice ha applicato l’obbligo di dimora nel Comune di residenza e per l’infermiere anche l’obbligo di firma. Le accuse contestate vanno dalla corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, favoreggiamento e falsità in atto pubblico.
L’indagine nasce dal fiuto investigativo degli agenti del distaccamento giuliese della polstrada, guidati dall’ispettore capo Antonello Giusti, insospettiti dal fatto che per numerosi tamponi salivari risultati positivi (di quelli usati nei controlli stradali per verificare l’uso di alcol o droga da parte degli automobilisti) il riscontro successivo fatto con il prelievo di sangue in ospedale risultasse sempre negativo. Le nuove disposizioni introdotte dal codice della strada, infatti, stabiliscono che, in presenza di un tampone salivare positivo, l’automobilista venga inviato in ospedale e qui sottoposto al prelievo di un campione di sangue per i successivi accertamenti. I sospetti sono diventati certezza nel momento in cui ad un controllo stradale è stato intercettato P.T. Il tampone salivare a cui è stato sottoposto è risultato positivo alla cocaina e così è scattata la trafila: il prelievo di sangue in ospedale. Secondo la ricostruzione degli investigatori nel momento in cui l’uomo ha varcato la porta del pronto soccorso aveva già chiamato un amico (interrogato come persona informata sui fatti e la cui versione viene ritenuta credibile) per chiedergli di presentarsi al pronto soccorso per donare sangue perchè c’era un emergenza. Evidentemente, ricostruiscono gli inquirenti, quest’ultimo conosceva già il meccanismo perchè è il suo sangue e non quello dell’automobilista trovato positivo alla cocaina che viene usato come prova per smentire il risultato del tampone salivare. Per accertarlo gli agenti eseguono, su delega della Procura, l’esame del Dna su entrambi grazie anche all’ausilio della polizia scientifica di Teramo e Roma. La conferma dei sospetti dà il via ad un serie di approfondimenti e accertamenti, con tanto di intercettazioni telefoniche ed ambientali. Che portano all’infermiere che, sostiene l’accusa, per somme che andavano dalle cento alle duecento euro scambiava o faceva sparire le provette. Non solo. In alcuni casi sarebbero stati chiamati parenti dell’automobilista di turno fermato durante i controlli per farsi prelevare il sangue e far risultare tutto in regola. Dice il procuratore Antonio Guerriero: «La vicenda assume una particolare rilevanza perchè fa emergere un aspetto finora poco segnalato all’autorità giudiziaria, ovvero lo scambio truffaldino di provette di sangue proveniente da controlli di polizia che vengono volontariamente manomesse».
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