Scatta l’esposto contro la Sovrintendenza

13 Settembre 2016

Lo presentano oggi in procura i commercianti per il blocco delle opere: «Saremo costretti a chiudere i nostri negozi»

TERAMO. I commercianti di corso San Giorgio, dopo aver annunciato una battaglia legale per il risarcimento dei danni provocati dai ritardi dei lavori del corso, sono pronti adesso a presentare un esposto in procura contro la Soprintendenza. L'esposto sarà depositato questa mattina da una delegazione dei commercianti che stanno provvedendo in queste ore a inviarlo per conoscenza anche al sindaco Maurizio Brucchi e al prefetto Graziella Patrizi. L'esposto, i cui contenuti saranno resi noti oggi dopo aver formalizzato il procedimento dai carabinieri, è stato firmato dalla totalità dei commercianti di corso San Giorgio esasperati dalle battute d'arresto dei lavori.

Il primo imputato per i commercianti è la Soprintendenza ritenuta responsabile delle lungaggini sul via libera che consentirebbe al Ruzzo di sostituire una condotta al posto di quella attuale. Una condotta che fu collocata 60 anni fa e finita adesso nel mirino della Soprintendenza per via delle pesanti interferenze che ha avuto in fase di installazione tanto da arrivare a tranciare in due una vecchia struttura difensiva di epoca medievale. Il Ruzzo, trattandosi di una condotta datata, vuole sostituirla con una nuova per evitare rotture e quindi rovinare la nuova pavimentazione, ma la Soprintendenza sta vagliando questa richiesta poiché un'autorizzazione in tal senso significherebbe legittimare l'intervento distruttivo compiuto in passato dall'acquedotto. Tuttavia Giancarlo Da Rui di Confesercenti e il noto libraio Antonio Topitti, a nome dei commercianti, hanno deciso di dire basta alle sollecitazioni verbali e di interpellare direttamente l'autorità giudiziaria. «Vogliamo capire se sia legittimo che la Soprintendenza debba vincolare un'opera pubblica a tal punto da consentire che tanti operatori siano costretti a chiudere i battenti o se invece non si prefiguri un abuso d'ufficio», dice Topitti che insieme a Da Rui polemizza anche sulla mancata pavimentazione nel tratto che non è interessato dal cantiere.

Il problema relativo alla fornitura di alcune lastre arrivate con una tonalità di grigio diversa da quella prevista da capitolato non è l'unico intoppo. Sul nodo della pavimentazione dovrà pronunciarsi il direttore dei lavori Giustino Vallese, il quale ha chiarito che ogni decisione verrà dettata da quanto stabilito dal codice degli appalti. «Ho già formulato le mie osservazioni all'impresa sulle tonalità del materiale lapideo», dice Vallese, «ma per avere un quadro completo bisogna attendere che arrivino anche le forniture di altri materiali che al momento mancano all'appello, tipo alcuni parti metalliche e alcuni sistemi di illuminazione. L'impresa si è impegnata a risolvere tutto entro fine mese, e il via libera potrà essere rilasciato solo quando si concluderanno passaggi formali necessari. Anche io ho dei tempi di legge da rispettare e le autorizzazioni non possono essere decise in base agli umori collettivi, ma in base al codice degli appalti». Il problema cromatico della pavimentazione, potrebbe anche essere superato applicando una penale all'impresa per il mancato rispetto del capitolato, ma resta il fatto che all'appello mancano altri materiali. Intanto i commercianti rilanciano: «Perché non risarcire i commercianti con le penali da applicare all'impresa?».

Marianna De Troia

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