Scattano i sigilli all’ex cava di Garrano

L’impianto della Conglobit sequestrato dopo l’esposto dei residenti. L’ accusa della Procura: violate le norme ambientali
TERAMO. A far scattare l’’inchiesta sono stati i residenti con i loro esposti. Perchè a Garrano Basso, un pugno di case alle porte di Teramo, da tempo sono convinti che quell’impianto di frantumazione di inerti e produzione di asfalto della Conglobit nella ex cava non rispetti le normative ambientali. Ora sarà l’inchiesta della procura a dare delle risposte. La prima è arrivata ieri con il sequestro della ex cava e dell’ l’impianto . Il provvedimento, eseguito dai carabinieri forestale della stazione di Torricella e da quelli della sezione di polizia giudiziaria della Procura, è stato richiesto dal pm Luca Sciarretta e disposto dal gip Roberto Veneziano.
Le ipotesi d’accusa contestate dal sostituto procuratore sono legate tutte alla violazione di normative ambientali nella gestione dell’impianto. L’indagato è l’amministratore dell’impianto, l’imprenditore Giuseppe Di Eleuterio. Accertamenti sono in corsi anche sulla strada di accesso al sito. E’ probabile che nei prossimi giorni l’impresa possa presentare istanza di dissequestro. L’inchiesta della Procura è stata aperta qualche mese fa, in particolare dopo l’esposto presentato dai residenti della zona contro quell’’impianto di frantumazione di inerti e produzione di asfalto che si trova nel sito della vecchia cava ormai esaurita. I residenti avevano chiesto a Procura, Comune, ufficio cave della Regione e al prefetto di verificare «se è corretto che la ditta utilizzi gli accessi all’impianto per rovesciare dall’alto il misto cava prelevato da un altro impianto, generando una grande mole di polvere, se è corretto che questo misto cava insista su una parte del piazzale a destinazione agricola e, soprattutto, se sia lecito che l’impresa riversi i fanghi provenienti dal lavaggio degli inerti nel fosso sottostante». E ancora, avevano scritto i residenti, «il continuo sversamento dei fanghi ha generato una deformazione dell’alveo del fosso, con conseguente ristagno di acqua, fango e scarti di lavorazione, che emanano inoltre un odore acido». Ora dovranno essere le indagini della Procura a fare chiarezza sulle accuse. Per ora c’è il sequestro dell’impianto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

