Schiacciato da una rotoballa di 5 quintali

Tragedia a Cermignano: un agricoltore di 65 anni muore nell’azienda di proprietà del figlio. Domani l’autopsia
CERMIGNANO. La cronaca scandisce numeri da bollettino di guerra. Perchè la morte sul lavoro avvenuta ieri a Cermignano è la seconda tragedia di una settimana nel Teramano. Dopo l’operaio di Canzano travolto dalla ruspa guidata da un collega nello stabilimento Stam di Colonnella, ieri pomeriggio un agricoltore di 65 anni è morto schiacciato da una rotoballa di fieno dal peso di cinque quintali.
La vittima si chiamava Nicola D’Alesio, 65 anni, agricoltore. Ancora da ricostruire con esattezza la dinamica del mortale infortunio che si è verificato nell’azienda agricola di proprietà del figlio. La rotoballa sarebbe scivolata da un carrello agganciato ad un trattore dove era stata posizionata da un macchinario. In pochi istanti ha travolto l’uomo che si trovava a breve distanza schiacciandolo. L’agricoltore è morto sul colpo e a niente è servito l’allarme immediato che ha fatto alzare in volo l’eliambulanza di Pescara e fatto arrivare in pochissimo tempo gli operatori del 118. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e i tecnici dell’Asl che si occupano proprio di sicurezza e prevenzione nei luoghi di lavoro. Ora sarà l’indagine, avviata dal pm di turno Stefano Giovagnoni, a fare chiarezza sulla drammatica dinamica. Il magistrato ha disposto per domani l’autopsia (che sarà eseguito dall’anatomopatologo Gina Quaglione) e non è escluso che nelle prossime ore ci sia anche qualche indagato. In questo momento un atto dovuto per consentire a tutti di nominare un proprio consulente per partecipare ad un esame irripetibile come un’autopsia. Il pm ha inoltre disposto il sequestro di tutti i mezzi meccanici che in quel momento si trovavano nel luogo dell’incidente. La notizia della tragedia si è subito diffusa nel piccolo paese dove la famiglia D’Alesio è molto conosciuta proprio per via dell’azienda agricola che possiede ormai da tempo. «Una famiglia di grandi lavoratori», il commento di tanti, «che certamente non meritava una tragedia così. Padre e figlio erano molto legati e la realtà che avevano costruito era per loro motivo di grande soddisfazione».
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