Sciopero degli scrutini in 13 istituti

La protesta contro la “Buona scuola” si estende a tutta la provincia. I prof: creeremo disagi, ma il dissenso è profondo
TERAMO. Scoppia anche nel Teramano la protesta contro il disegno di legge "Buona scuola", sono infatti già in tanti gli insegnanti della provincia che hanno aderito allo "sciopero degli scrutini". La contestazione è motivata da fatto che il provvedimento del governo delegittimerebbe il lavoro dei docenti, inoltre penalizzerebbe la scuola pubblica.
«Ci importa far sapere a tutti che questa non è la riforma di cui la scuola ha bisogno», sostengono a gran voce gli insegnanti teramani che hanno aderito allo sciopero e che fanno parte del liceo scientifico "Einstein", degli istituti "Pascal-Comi", "Di Poppa" ed "Alessandrini-Marino-Rozzi" di Teramo, dell'istituto "Crocetti-Cerulli" e del liceo scientifico "Curie" di Giulianova, del liceo "Saffo" e dell'istituto "Moretti" di Roseto, e della scuola media di Morro d'Oro. In merito alla protesta, i docenti dichiarano di essere «consapevoli che questo creerà disagio ai docenti e alle dirigenze; sentiamo tuttavia urgente il bisogno di manifestare il nostro profondo dissenso nei confronti dello stravolgimento della scuola prospettato da questo disegno di legge, perfino più funesto della già deleteria riforma Gelmini». Gli aderenti al blocco degli scrutini precisano come la protesta non sia indirizzata contro i dirigenti scolastici, i colleghi non aderenti o gli studenti, quanto nei confronti di una proposta di legge che cancellerebbe i connotati costituzionali della scuola, quale luogo di libero confronto formativo e di strumento per l'educazione e la costruzione di pari opportunità per tutti.
Gli insegnanti, così come ribadito di recente nel corso di altri scioperi e manifestazioni, accusano il disegno di legge di tagliare fondi alla scuola pubblica per dirottarli nelle scuole paritarie, di sbandierare investimenti, assunzioni e stabilizzazioni di contratti, e di privare «i docenti della libertà di insegnamento». Sotto accusa è anche il fatto che il "Buona scuola" permetterebbe «ad enti privati d’influenzare la costruzione dei curricula e delle materie di insegnamento», segnerebbe la fine della contrattazione collettiva ed introdurrebbe la «chiamata diretta degli insegnanti, violando la Costituzione».
«Ricordiamo che gli insegnanti della vera buona scuola pubblica non hanno timore della valutazione e non sono autoreferenziali, come hanno cercato di far credere all'opinione pubblica», si legge nel documento che spiega il blocco, «ma non è affidando la loro valutazione al dirigente scolastico, che la scuola migliorerà. E’ invece necessario un organismo autonomo e indipendente».
Sandro Petrongolo
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