Sciopero dei bancari con adesione altissima

31 Gennaio 2015

Secondo i sindacati c’è stato il 90% di astensioni anche in provincia di Teramo La lotta per il contratto nazionale si incrocia con il futuro assetto della Tercas

TERAMO. Ha avuto adesioni altissime anche in provincia di Teramo lo sciopero nazionale dei bancari, indetto per protestare contro la disdetta del contratto annunciata dall’Abi. Secondo fonti sindacali la percentuale di adesioni ha sfiorato il 90% del totale, in particolare alla Tercas che con i suoi oltre 800 dipendenti è il più grande istituto di credito presente in provincia.

«Pochissime le filiali rimaste aperte», fa sapere Francesco Trivelli, segretario regionale dei bancari della Cgil, il quale fa notare che, soprattutto a Teramo, i temi dello sciopero nazionale si sono incrociati con i problemi ancora aperti della Tercas. «E’ chiaro che lo sciopero ha avuto anche dei risvolti locali», dice il sindacalista, «con l’inserimento di varie situazioni. Per quanto riguarda la Tercas, possiamo dire che sta soffrendo come le altre banche per al crisi economica, ma non ci aspettiamo gravi conseguenze sul piano occupazionale. Anzi, ci aspettiamo segnali positivi con l’arrivo dei finanziamenti europei. Quello che ci aspettiamo a breve è una chiamata da parte della direzione aziendale per discutere il piano industriale: i problemi più grossi li troveremo nel riassetto territoriale della banca, che riguarderà anche la riorganizzazione delle filiali. Con la nuova proprietà abbiamo avuto finora un discreto rapporto: speriamo di poter trovare un’intesa per apportare i giusti correttivi».

Sullo sfondo rimane l’incognita degli effetti del decreto legge che obbliga le principali banche popolari a trasformarsi in società per azioni, e tra queste vi è anche la Banca Popolare di Bari, nuova proprietaria di Tercas e Caripe. Con la trasformazione in spa le banche popolari perderanno la loro caratteristica del voto capitario in assemblea (cioè: una testa un voto), per passare al voti azionario, in cui in assemblea decide chi ha la maggioranza delle quote.

«E’ un decreto che vediamo molto male», osserva Trivelli, «perché con la trasformazione in società per azioni le popolari potranno essere scalate, saranno possibili nuove fusioni, potranno entrare altri capitali. E siamo preoccupati anche sul piano occupazionale perché si prevede che con l’entrata in vigore di questo decreto a livello nazionale ci potrebbero essere ventimila esuberi. Speriamo o in un correttivo e cioè che il decreto venga applicato solo alle banche popolari quotate in Borsa e la Popolare di Bari non è tra queste». (e.a.)

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