Sciopero Rolli, è ancora muro contro muro
I sindacati rifiutano di incontrare l’azienda se questa non rinuncia ad esternalizzare alcuni servizi
ROSETO. Al quarto giorno di sciopero dei lavoratori Rolli la situazione non sembra cambiata. Infatti, l’azienda rosetana non ha dato segnali di voler tornare indietro sulla decisione di affidare a ditte esterne alcune mansioni finora svolte da personale interno, come la gestione dei magazzini. Per questo motivo i dipendenti, sia i “fissi” che gli stagionali, continuano a portare avanti la loro protesta che proseguirà per il resto della settimana, fino al 3 novembre, se nel frattempo non ci saranno segnali da parte della Rolli. Un tentativo di mediazione è portato avanti dal presidente della Provincia Renzo Di Sabatino, il quale ha ricevuto il consigliere delegato della Rolli Maurizio Oliveri, insieme ai rappresentanti di Confindustria e Confagricoltura, i quali hanno accettato di sedersi al tavolo con i sindacati. L’incontro è stato fissato per domani mattina alle 10, sempre nella sede della Provincia, ma finora le forze sindacali non hanno ancora confermato la propria presenza. «La situazione è in continua evoluzione», dice infatti Franco Pescara responsabile regionale Fai Cisl, «anche se siamo stati estremamente chiari su un punto: lo sciopero sarà sospeso se verrà sospeso il progetto di esternalizzazione. Solo a quel punto saremo disposti a sedere al tavolo delle trattative». «Per il momento teniamo il più assoluto silenzio», si limita a dire Corrado Peracchia della Flai Cgil Teramo, «ci esprimeremo solo se ci saranno sviluppi, frutto di atti concreti». Intanto per il 3 novembre è previsto un incontro sulla questione Rolli al quale dovrebbero intervenire i vertici nazionali dei sindacati del settore agricolo. La volontà della Rolli di attuare il passaggio dell’azienda dal settore industriale a quello agricolo, potrebbe avere un effetto domino per tutte le altre aziende che operano nello stesso settore con effetti negativi sui lavoratori. Per questi ultimi, infatti, il passaggio di contratto si tradurrebbe nella perdita di una significativa percentuale di salario mensile e di numerose tutele, non solo normative ma anche contributive. Intanto il parlamentare abruzzese di Sel Gianni Melilla ha presentato un’interrogazione al ministro del Lavoro in cui gli chiede di «convocare le parti sociali per verificare il piano industriale e cercare soluzioni produttive e occupazionali adeguate che salvaguardino il futuro lavorativo dei lavoratori e del territorio».
Federico Centola
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