Sconforto e felicità tra i 30 docenti arrivati a Teramo

Cattedre assegnate ai primi 15 prof: c’è chi va in aspettativa e chi da Enna si ritiene "fortunata, ora ho un posto fisso"
TERAMO. E' stata una giornata decisiva quella di ieri per molti docenti precari, più di trenta sulla carta, che da diverse regioni d'Italia hanno ottenuto l'immissione in ruolo in provincia di Teramo. Negli uffici dell'ex provveditorato, in largo San Matteo, si sono raccolti almeno una quindicina di insegnanti, per scegliere la propria sede tra quelle disponibili nel Teramano, dopo le assegnazioni provvisorie fatte dal computer del Miur nella notte tra il 1° e il 2 settembre.
«Non sono contento perché lascio a Bari una moglie e due figli piccoli, uno di un anno e l'altro di cinque», racconta Consalvo Romano, classe 1976, con un'abilitazione in scienze matematiche, chimica e fisica per le scuole medie. «Mio figlio sa che torno tra 4 giorni. Ho alcune cose in sospeso a casa», ha aggiunto il docente, che accetterà la nomina ma già con il pensiero di chiedere un'aspettativa, «Ho un mutuo sull'abitazione, per cui ho anche chiesto la surroga. Se almeno avessero dato più tempo per organizzarsi... ma abbiamo avuto poco più di una settimana». Esprime il proprio sconforto anche Rosetta Malvasi, una docente di 53 anni proveniente dalla provincia di Cosenza. «Non mi sembra giusto lasciare tutto. A casa ho genitori molto anziani e non autosufficienti, che hanno grosse difficoltà», spiega la docente, precaria da 15 anni, affiancata dal compagno che è venuto con lei in Abruzzo per la scelta delle cattedre.
A vederla in maniera diversa è Nunzia Arancio, 35 anni, proveniente da Enna, che all'assegnazione è stata accompagnata dalla figlioletta di 4 anni e dal marito. «Io prendo servizio, anche se sono 1000 chilometri da casa. Dopo tanti anni di attesa, mi ritengo fortunata», dice la prof, che andrà ad insegnare all'Ipsia "Moretti" di Roseto, «ho preso casa, per ora sono solo io. La piccola resterà giù con il papà e con la nonna. Se la permanenza si dovesse prolungare, allora verrà anche la bambina. Speriamo di trovarci bene e poi le tenteremo tutte con mobilità, assegnazioni provvisorie. La speranza è di scendere giù il prima possibile». Il posto fisso è un'opportunità realizzata anche per Anita Solli, 53 anni, che viene dalla provincia di Napoli, dove ha la madre 80enne, un marito, una figlia di 16 anni e un figlio ventenne. «Sono precaria da quasi 20 anni, dal 2006 sono approdata alla scuola pubblica, anche se ho fatto altri anni al paritario. Il lavoro non mi mancava. Ho saputo di essere "sbarcata" a Teramo a mezzanotte e cinque minuti del 2 settembre», racconta la donna, che aggiunge di avere ancora un anno di tempo prima di prendere servizio nel Teramano. E' positivo sull’incarico ottenuto il 38enne Francesco Di Folco, che viene dalla provincia di Frosinone. «Penso di accettare l'immissione in ruolo, anche se ho una supplenza fino al 30 giugno del prossimo anno», spiega, «quest'anno il ministero ha dato l'opportunità di tamponare questo sconvolgimento, per consentire ai docenti di non trasferirsi immediatamente e posticipare di un anno». Per Di Folco, che non ha ancora messo su famiglia ma ha alle spalle anche un dottorato di ricerca, l'obiettivo sarà tornare a casa quanto prima.
Infine, felicissima dell'incarico è Antonietta Della Rocchetta, proveniente da Vasto, architetto e insegnante. «Dopo 25 anni di precariato, sei master e corsi di formazione, ho ottenuto l'immissione in ruolo. Mi ritengo fortunata: sono capitata all'interno della regione», ha concluso, «tenga presente che sono del '56, tra un po' me ne andrò in pensione. Pensavo di andarci da precaria, almeno ho avuto questa soddisfazione».
Chiara Di Giovannantonio
©RIPRODUZIONE RISERVATA

