Scuola esplosa, la perizia non dà certezze

5 Luglio 2017

I consulenti del giudice privilegiano l’ipotesi della perdita di gas nella rete. L’accusa insiste: la Cpl ha responsabilità

TERAMO. Perché il 3 ottobre del 2013 la scuola materna di Piano d’Accio, per fortuna in quel momento deserta (bambini e insegnanti erano già andati a casa), venne sventrata da un’esplosione dovuta a una fuga di gas? La superperizia firmata dall’ingegnere Claudio Reginelli e dalla docente universitaria Paola Russo, i consulenti cui si è affidato il giudice Flavio Conciatori per fare luce sulle cause del disastro, non fornisce certezze. Ovvero, non individua in modo certo e univoco una causa scatenante.
Tuttavia l’ipotesi privilegiata dai due periti è che l'esplosione sia dovuta a una perdita che si è verificata nella rete del gas, saturando il vano caldaia. Considerano più difficile il malfunzionamento o la rottura della valvola di riduzione, ipotesi ritenuta invece più probabile dai consulenti di parte della difesa. Sia la perdita nella rete che il malfunzionamento del riduttore, in ogni caso, sono problemi che – carte alla mano – esulerebbero dalle competenze della Cpl Concordia, la società di Modena che ha in appalto la gestione degli impianti termici nelle scuole del Comune di Teramo e che, secondo la pubblica accusa, sarebbe responsabile del disastro. A processo, infatti, ci sono l’ex presidente della società Roberto Casari, il consigliere delegato Daniele Spiaggiari, il responsabile di area Alfredo Lupi, il responsabile di commessa Walter Lucidi e il responsabile di cantiere Massimo Lancia.
Il pm Stefano Giovagnoni non sembra tuttavia ritenere mutato lo scenario alla luce dell’esito della consulenza ordinata dal giudice e ha ribadito ieri che Cpl Concordia, come gestore degli impianti, era tenuta ad adottare degli accorgimenti per evitare che ci fosse un accumulo anomalo di metano nel vano caldaia. L’accusa sottolinea in particolare che, secondo il libretto di consegna, il boiler doveva essere a camera stagna perché il vano era molto piccolo, e invece era a camera aperta. E, se fosse stato a camera stagna, il disastro non sarebbe successo.
Di sicuro l’udienza di ieri ha escluso l’apporto causale all’esplosione di alcune violazioni alle norme scoperte dall’inchiesta, come la mancanza del certificato di prevenzione incendi e l'apertura irregolare del vano caldaie. Se anche quest’apertura fosse stata regolare, ci sarebbe stata lo stesso l'esplosione. Il processo è stato aggiornato per la discussione finale al prossimo 25 gennaio 2018.(d.v.)
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