Scuola, nel 2021 previsti in provincia 200 pensionamenti
TERAMO. La Flc Cgil di Teramo fa sapere in una nota il numero delle domande di dimissioni dal servizio del personale della scuola pubblicate dal ministero dell’Istruzione ed esprime preoccupazione...
TERAMO. La Flc Cgil di Teramo fa sapere in una nota il numero delle domande di dimissioni dal servizio del personale della scuola pubblicate dal ministero dell’Istruzione ed esprime preoccupazione per il futuro della scuola in provincia, anche in relazione ai problemi della pandemia.
Il numero complessivo delle dimissioni è poco più di 35 mila; mancano ancora i collocamenti a riposo che verranno inoltrati dai dirigenti scolastici al personale che compirà i requisiti della pensione di vecchiaia (dimissioni d’ufficio). Lo scorso anno le dimissioni d'ufficio furono oltre 10.000 su tutto il territorio nazionale. In Abruzzo le domande presentate dal personale scolastico per andare in pensione sono state 767, di cui 138 in provincia di Teramo.
La Flc Cgil scrive: «Ricordiamo che il 1° settembre 2020 in provincia di Teramo sono andati in pensione in 227 tra docenti e Ata. Per il prossimo anno se ne prevedono sicuramente altrettanti. Infatti, a questi 138 bisognerà aggiungere coloro che non hanno fatto la domanda di pensionamento perché ci andranno d’ufficio, raggiungendo l’età anagrafica in cui cessa il rapporto di lavoro. Le istanze di pensionamento presentate in provincia sono così ripartite: 103 docenti, 33 Ata, 2 Irc (insegnanti religione cattolica). Delle 138 richieste ben 80 riguardano docenti e Ata che per andare in pensione utilizzeranno la quota 100 (almeno 62 anni d’età e 38 di contributi)». Secondo la Flc teramana «il sistema di reclutamento ha bisogno di liberarsi dalla precarietà (oltre il 25% del personale che lavora nelle scuole della provincia è a tempo determinato) ed essere rivisto in maniera seria, per consentire alle scuole di realizzare la propria offerta formativa. Per poterlo fare ci vogliono organici stabili, pluriennali, che non variano ogni anno in base al numero di alunni. Bisogna dare risposte alle tante criticità emerse in questi tempi di pandemia. Occorre tener conto delle esigenze territoriali», conclude il sindacato, «per garantire il diritto all’istruzione, con particolare attenzione alle realtà decentrate e alle aree interne».

