Scuole, bimbi mandati a casa per un semplice naso che cola
TERAMO. Il ritorno a scuola in tempi di Covid, soprattutto per i bimbi più piccoli, sembra essere diventato una corsa a ostacoli. Con i primi sbalzi di temperatura sono infatti sempre più numerosi i...
TERAMO. Il ritorno a scuola in tempi di Covid, soprattutto per i bimbi più piccoli, sembra essere diventato una corsa a ostacoli. Con i primi sbalzi di temperatura sono infatti sempre più numerosi i bambini alle prese con i malanni di stagione, dai raffreddori alle prime tossi, con un vero e proprio caos nella gestione delle procedure per l'attivazione dei protocolli anti-Covid che sta spingendo molti genitori a valutare se ritirare i piccoli da scuola. I dubbi e le preoccupazioni delle famiglie viaggiano nelle chat dei genitori, dove in molti lamentano come al primo starnuto o naso che cola i bimbi vengano rimandati a casa, con tutte le difficoltà del caso per la successiva riammissione. Perché, a detta dei genitori, anche tra i pediatri non c'è uniformità nella gestione dei casi. E così tra isolamento a casa per 15 giorni anche per un semplice raffreddamento di pochi giorni e tamponi richiesti a tamburo battente, sempre più genitori, ad appena quindici giorni dalla riapertura delle scuole, non riescono più a gestire la situazione. «Vorremmo delle linee guida chiare», dicono alcune mamme, «non è possibile che ogni scuola o ogni pediatra segua una linea diversa. Addirittura c'è stato detto che nel caso in cui il bambino dovesse avere la febbre e non volessimo fargli fare il tampone dovrebbe restare a casa 40 giorni. E noi come facciamo con il lavoro? E poi perché non si attivano con i tamponi salivari rapidi come in altre realtà?».
Ma cosa prevedono i protocolli? Prima della riapertura della scuola la Asl ha incontrato i dirigenti scolastici dando precise linee guida, che però non sembra siano state recepite da tutti. «Sopra i 37.5 gradi va fatto il tampone», spiega Valerio Profeta, responsabile del dipartimento di assistenza territoriale, «in assenza di febbre va fatta una valutazione clinica da parte del pediatra. Se quest'ultimo ritiene che ci possa essere il concreto sospetto di una infezione da Covid-19 deve prescrivere il tampone ma certamente non basta un naso che cola. È vero che alcuni pediatri non vogliono assumersi responsabilità, ma altri sono pressati dai genitori a cui le scuole non riprendono i bimbi». Quelle stesse scuole che spesso rimandano a casa i bambini anche per un semplice starnuto. «Le insegnanti», dice profeta, «non devono fare i medici, sarà il pediatra a valutare. Diverso è se il bambino ha la febbre o mostra sintomi influenzali. Si stanno sconvolgendo la clinica e la pratica medica senza alcun motivo». Per questo nei prossimi giorni la Asl farà un ulteriore incontro con gli insegnanti referenti per il Covid delle scuole per ribadire come e quando attuare le procedure.
Alessia Marconi
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