Scuole fredde ad Alba, proteste dei genitori

Ma è la legge ad impedire al Comune di accendere il riscaldamento prima del 15 novembre
ALBA ADRIATICA. La legge non ammette il freddo fuori stagione e vieta al Comune di Alba Adriatica di accendere i riscaldamenti. Così, nei giorni scorsi, i termosifoni sono rimasti spenti anche nelle scuole, dove i bambini hanno seguito le lezioni indossando i giubbotti. La cosa non è andata giù ad alcuni genitori, che hanno protestato apertamente con il Comune accusando l’amministrazione di voler risparmiare sul riscaldamento scolastico e che sono arrivati anche a lasciare i propri figli a casa.
Il problema è però di tipo normativo, provocato da una legge dei primi anni Novanta che punta al contenimento dei consumi di energia e che divide i comuni italiani in sei fasce climatiche, calcolando il fabbisogno termico necessario per riscaldare gli edifici di ogni località. Ad Alba Adriatica la normativa assegna la fascia C, come la maggior parte delle località costiere teramane (solo Tortoreto è di fascia D e quindi considerata più fredda, grazie al territorio collinare che rientra nei suoi confini comunali). Questo impone al Comune albense il divieto di accendere i riscaldamenti prima del 15 novembre e oltre il 31 marzo, per più di 10 ore al giorno, a parte deroghe particolari come per le scuole materne. Ieri, in realtà, con la perturbazione scandinava che ha fatto precipitare la temperatura anche in città e con l’allerta meteo, il Comune ha deciso per un’eccezione limitata e motivata, accendendo per alcune ore i riscaldamenti nel tentativo di lenire i disagi pur senza incorrere in violazioni della legge, seppur senza ottenere grandi risultati.
Le caldaie di tutte le scuole in città potranno essere riattivate completamente per la prima volta solo oggi, rendendo finalmente vivibili le aule e spegnendo le lamentele dei genitori.
Luca Tomassoni
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

