Sei mesi per il pizzo ai commercianti

Il giudice condanna il rom imputato di estorsione ad alcuni ristoratori, all’uomo anche cinque mesi per violenza privata
GIULIANOVA. La pubblica accusa aveva chiesto sei anni, ma al termine della camera di consiglio il giudice ha emesso una condanna a sei mesiper Anacleto di Giorgio, rom quarantenne di Giulianova imputato di estorsione. La sentenza del giudice monocratico Flavio Conciatori è stata emessa in continuazione con una risalente al 2013 e per cui l’uomo è stato condannato a tre anni e sei mesi sempre per estorsione. Oltre ai sei mesi per estorsione, l’uomo è stato condannato anche a cinque mesi per violenza privata.
Di Giorgio (assistito dall’avvocato Piergiuseppe Sgura) venne arrestato a novembre in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Giovanni de Rensis su richiesta del pm Davide Rosati. L’indagine era scattata dopo la denuncia di alcuni commercianti che si sono erano rivolti alla polizia stradale per segnalare degli episodi. In particolare, sempre secondo l’accusa, l’uomo più volte si sarebbe presentato da alcuni ristoratori per chiedere somme che, di volta in volta, oscillavano tra 50 e 100 euro. Per ottenerli, sempre secondo la versione fornita dalla polizia, non avrebbe esitato a minacciare ritorsioni di vario genere. Dopo la denuncia gli agenti avevano raccolto varie testimonianze che erano ben presto diventate un atto d’accusa depositato in procura. Nel corso del processo (in udienza il vpo Stefania Mangia) sono state ascoltate anche le vittime. In particolare alcuni ristoratori. Uno di loro in udienza ha detto: « In sei mesi gli ho consegnato più di duemila euro. Una volta erano 30, un’altra 50, a volte 100. Entrava nel locale quando c’erano i clienti e cominciava a chiedere soldi con un tono minaccioso. Ero spaventato. Sono convinto di aver perso dei clienti proprio per le sue frequenti incursioni». Un altro ha accusato: «E’ venuto tre volte a chiedere i soldi. Nessuna minaccia evidente, ma un tono che non certamente non lasciava presagire nulla di buono. Era un tono di voce aggressivo. Veniva sempre quando c’erano i clienti ed è inutile dire che io gli ho sempre dato le somme richieste. Anche perchè lavorare con la sua presenza nel locale non era certamente facile». Dello stesso tenore anche le parole di un macellaio: «Una volta mi ha sfilato il portafoglio dalla tasca e mi ha preso i soldi che c’erano. Mi diceva che erano dei prestiti, ma poi mi minacciava: «Ti ammazzo se non mi dai i soldi». Quando ha saputo della denuncia mi ha chiesto di ritirarla, ma io non ho fatto nulla». Dopo le parole degli accusatori, Di Giorgio si è sottoposto all’esame e nel corso dell’audizione ha detto: «Non ho mai minacciato nessuno, ho chiesto qualche volta dei soldi, piccole somme, ma solo per risolvere alcuni problemi personali. Con un ristoratore poi c’era un accordo: io gli portavo degli assegni che mi dava la mia compagna per farli cambiare e lui mi dava qualche contante. Solo questo. Il resto sono accuse infondate». (d.p.)
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