Semaforo col T-red, sì al contasecondi

La maggioranza boccia la mozione di Teresa Ginoble, ma poi approva una propria risoluzione per installare l’apparecchio
ROSETO. Nel semaforo all’incrocio tra la statale 16 e via Santa Petronilla, dov’è installato l’apparecchio T-red che rileva le infrazioni al codice della strada, sarà messo il contasecondi. Da tempo cittadini e consiglieri di opposizione ne chiedevano l’installazione e nell’ultimo consiglio comunale la consigliera di opposizione Teresa Ginoble ha presentato una mozione per il contasecondi. La maggioranza l’ha bocciata ma, nel contempo, ha approvato una risoluzione che lo prevede.
«La maggioranza ha bocciato la mia mozione pur di non riconoscere la bontà dell’atto», commenta Ginoble, «quello che è accaduto durante l'ultimo consiglio ha davvero dell’incredibile. Hanno avuto mesi a disposizione per intervenire su quel semaforo al fine di ridurre le criticità, eppure è stata necessaria la mia mozione per far cambiare idea al sindaco e alla sua maggioranza sul contasecondi. Tutti ricordiamo che il vice sindaco Angelo Marcone si era dichiarato contrario al contasecondi colpevole, a suo avviso, di incrementare la pericolosità di quel crocevia. Sarebbe interessante adesso conoscere la sua posizione dopo che la maggioranza di cui fa parte ha deciso di fare dietrofront». Per Ginoble l’amministrazione Nugnes «non è propensa al confronto. Ha nuovamente dato prova del fatto di agire solo per attribuirsi meriti», conclude la consigliera, «mettendo costantemente in secondo piano il bene della nostra comunità».
Anche il consigliere di Fratelli d’Italia, Francesco Di Giuseppe, contesta il modo di agire dell’amministrazione. «Il T-red rischia di diventare la buccia di banana dell’amministrazione Nugnes», dice Di Giuseppe, «durante questi cinque mesi, in cui solo FdI denunciò la trappola del T-red, ogni nostra proposta è rimasta inascoltata. Nell'ultimo consiglio siamo arrivati al paradosso. Dopo averlo negato, la maggioranza si auto-approva una risoluzione per il contasecondi. Un atteggiamento ridicolo, figlio dell’ improvvisazione politica».
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