Sempre più pensionati alla Caritas

In un anno la mensa ha servito 7mila pasti, 900 le persone accolte nel centro di ascolto di cui 320 per la prima volta
TERAMO. Una povertà che aumenta e che cambia volto, spesso nascosta e frutto di una precarietà che oggi investe sempre di più anche i pensionati, spesso costretti a dar fondo ai propri risparmi per aiutare i figli che hanno perso o non trovano il lavoro. È la fotografia che emerge dai dati della Caritas di Teramo, che nell’ultimo anno ha accolto presso il proprio centro di ascolto circa 900 persone, di cui 320 per la prima volta, e fornito attraverso la propria mensa circa 7mila pasti.
«Il centro di ascolto è il luogo dove esercitiamo maggiormente la nostra missione come Caritas», sottolinea il direttore don Igor Di Diomede, «perché è lì che c’è l’incontro e la presa in carico delle famiglie. La mensa è aperta tutti i giorni e chi vi si affaccia per la prima volta ha libero accesso, ma poi cerchiamo comunque di farlo passare per il centro di ascolto». Don Igor sottolinea come a rivolgersi alla Caritas e ad usufruire della mensa siano soprattutto italiani. «Gli stranieri in percentuale sono numerosi», continua Don Igor, «perché non avendo dietro una rete familiare trovano nella Caritas il primo sostegno. Ma sicuramente accogliamo un numero maggiore di italiani». Il direttore della Caritas sottolinea come poi sia sostanzialmente uguale il numero di uomini e donne che si rivolgono all’organismo pastorale, eccezion fatta per gli stranieri tra i quali è preponderante il numero di donne, e come la fascia d’età assistita sia prevalentemente quella tra i 40 e i 60 anni. «Abbiamo però notato una crescita della fascia giovanile e dei pensionati che si rivolgono alla Caritas», continua don Igor, «fino a dieci anni fa era impensabile che un pensionato venisse da noi. Ma adesso spesso si trovano in difficoltà per far fronte alle situazioni familiari dei figli». In aumento poi anche i giovani, che pur avendo le potenzialità per entrare nel mondo del lavoro trovano forte difficoltà o non riescono a rientrarci dopo averlo perso. «Tra i fenomeni che rileviamo», aggiunge don Igor, «c’è quello dell’aumento dell’abbandono scolastico e dei cosiddetti Niet, giovani che non studiano e non cercano un lavoro o non riescono ad entrare nel mercato del lavoro».
Tra le situazioni che ultimamente la Caritas si è trovata ad affrontare anche quella dell’emergenza abitativa. «Ci sono molte famiglie che di fronte alla perdita del lavoro non riescono a pagare l’affitto», spiega il sacerdote, «Noi cerchiamo di intervenire in vari modi, attraverso delle pensioni, non avendo una struttura per l’accoglienza notturna, o se riusciamo ad intercettare prima il problema pagando la rata mensile ed evitando lo sfratto». Tante anche le famiglie sostenute attraverso l’emporio della solidarietà. «Uno dei dati che emerge è quello delle varie fragilità psichiche, di dipendenza, che nella nostra società creano emarginazione», conclude don Igor, «e un altro aspetto, che riguarda però più altre Caritas, è quello dei padri separati che devono sostenere la famiglia e spesso incontrano forti difficoltà».
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