Sentenza sui derivati, Di Sabatino: «D’Alberto non può intestarsela»

L’ex assessore della giunta Brucchi: «Fummo noi ad avviare l’azione legale poi vinta dall’ente Il sindaco si ritrova milioni in cassa e non ringrazia gli artefici, difetta di memoria ed educazione»
TERAMO. La sentenza sui derivati, che nei giorni scorsi ha dato ragione al Comune di Teramo con relativa condanna di due banche, finisce nel mirino del candidato alle prossime elezioni regionali Alfonso Dodo Di Sabatino che rivendica il ruolo avuto nella vicenda tacciando di “smemoratezza” l'attuale sindaco Gianguido D'Alberto. Ieri l'ex assessore al bilancio di Teramo ha tenuto una conferenza stampa per ricostruire i fatti, iniziati nel 2006 e arrivati fino ad oggi passando per quel periodo che dal 2009 ha visto Di Sabatino amministrare il Comune.
«Ho seguito la delicata vicenda dei derivati fra polemiche, critiche e comprensibili preoccupazioni legate al rialzo dei tassi di interesse dei mutui che anni prima erano stati rimodulati. Nel 2012, alla luce delle prime sentenze legate a situazioni analoghe a quelle che riguardavano Teramo, contattai l'avvocato Duilio Manella e nel 2015 di concerto con l'allora sindaco Maurizio Brucchi gli affidammo l'incarico per l'azione legale. A supporto di tutto vi era stato il prezioso lavoro di una delle migliori dirigenti comunali, Adele Ferretti», ha detto Di Sabatino, «oggi arriva una sentenza favorevole al Comune e ce ne rallegriamo. Ma con stupore constatiamo che D'Alberto se la intesta senza ringraziare gli artefici: non mi riferisco a me, non chiedo tanto. Ma all'avvocato Manella e alla dottoressa Ferretti». Senza mezzi termini, l'ex assessore parla di «regalo di Natale» fatto «da noi al sindaco D'Alberto, che si trova con una somma cospicua in cassa: due milioni di euro, soldi che vanno ad aggiungersi ai 2,5 milioni di avanzo vincolato che avevamo accantonato e ai 5 milioni della polizza privata che stipulammo per le calamità dopo il sisma dell'Aquila. D'Alberto però difetta di educazione e memoria e disconosce così la continuità amministrativa degli enti. Col nostro dono di Natale potrà comunque organizzare altri concerti, chiamare anche i Pink Floyd», ha concluso ironico Di Sabatino.
La sentenza ha riconosciuto la nullità dei contratti di swap stipulati dal Comune senza passare in consiglio comunale: da qui la condanna delle banche al risarcimento.
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