Senza diritti 400 addetti alle mense

24 Marzo 2018

Stipendi in ritardo e straordinari non pagati. La Filcams Cgil chiede agli enti di evitare gli abusi già nei capitolati d’appalto

TERAMO. Sono circa 400 gli operatori che lavorano nei servizi mensa, sono quasi tutte donne e i loro stipendi in media si attestano sui 600 euro. Non hanno da scialare, dunque. Ma soprattutto devono condurre una quotidiana battaglia per far rispettare i propri diritti. Oppure scelgono di tacere e fare gli straordinari senza essere pagati, ad esempio, o percepire il dovuto con mesi di ritardo, anche se bollette e mutuo sono puntualissimi.
La Filcams Cgil ha deciso di porre un freno a tutto questo e lancia una campagna per la tutela dei diritti dei lavoratori della ristorazione collettiva che prevede, in primis, la stipula di un protocollo con gli enti che appaltano i servizi mensa. Quindi i Comuni, la Asl, l’Adsu, le case di riposo.
«La problematica, in generale, riguarda sia l’organizzazione del lavoro che i riconoscimenti salariali», esordisce Emanuela Loretone, segretaria della Filcams Cgil, «noi vogliamo proporre un protocollo agli enti perchè questi facciano correttamente le gare, in modo da non far sfruttare il lavoratore. Ormai infatti l’obiettivo degli enti è il massimo risparmio, senza attenzione alle sorti dei lavoratori». La Filcams ha da poco costituito un attivo dei dipendenti della ristorazione collettiva.
«La situazione in provincia è pesante», riprende Loretone, «ci sono lavoratori che non hanno ancora percepito la tredicesima o l’hanno presa solo qualche giorno fa. In generale ci sono ritardi negli stipendi». E se gli enti vogliono risparmiare, lo vogliono fare a tutti i costi anche le aziende che si aggiudicano l’appalto e mettono in campo tutta una serie di escamotage. «Ad esempio se un giorno mancano alcuni bambini alle lavoratrici vengono tagliate le ore di lavoro», racconta la sindacalista, «e si scalano dalle ferie, come se fosse necessario meno tempo per cucinare o per sanificare la cucina, che si sa è un’operazione che richiede tempi lunghi. C’è poi il problema molto diffuso di chi prepara la colazione: questo lavoro – ad esempio fare il ciambellone – non viene compreso nel turno di lavoro. Così come gli straordinari, che non vengono praticamente mai pagati». Gli esempi di diritti calpestati sono tanti. E la responsabilità è anche degli enti appaltanti.
«In alcuni casi accade che affidino appalti a società che non applicano il contratto collettivo nazionale del turismo e ristorazione collettiva, ma quello delle cooperative sociali, per cui i lavoratori perdono in termini di salario e contributi. In questa situazione molti per paura tacciono e firmano, pur sapendo che si ridurrà il già esiguo stipendio. Altri si rivolgono a sindacato e resistono. La verità è che chi spende soldi pubblici deve vigilare anche sul rispetto dei diritti».
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