Senza lavoro, lo sfrattano «Devo dormire in strada»

5 Aprile 2017

Nuovo caso conferma la grave situazione di emergenza abitativa in città L’assessore Misticoni: «Niente alloggi liberi e numero enorme di richieste»

TERAMO. Oggi, salvo la concessione di una nuova proroga, verrà sfrattato per morosità dall’alloggio del centro storico in cui vive: e per lui la prospettiva più realistica è quella di andare a dormire in strada, perché in questo momento a Teramo un “paracadute” per chi resta senza casa non c’è. La storia di R.D.P. – che è rimasto solo alcuni mesi fa dopo la morte del padre adottivo, non ha lavoro né altra fonte di reddito né familiari che possano aiutarlo – è emblematica del drammatico momento di emergenza abitativa che vive la città. Un momento che a dire il vero dura da qualche anno, da quando cioè – nel 2012 – la giunta Brucchi ha sospeso l’attribuzione delle abitazioni in emergenza abitativa per poter sistemare gli inquilini delle case comunali di via Longo, destinate all’abbattimento nell’ambito del progetto di housing sociale che ancora non è decollato.

Quando R.D.P. il mese scorso ha chiesto al Comune un alloggio popolare, si è visto rispondere via lettera che l’ente «si trova nell’impossibilità di aderire alla richiesta di concederle un alloggio residenziale pubblico in quanto al momento non disponibile». L’ente ha altresì chiarito al cittadino che per ottenere l’alloggio bisogna essere inseriti in una graduatoria. Questa è necessariamente legata a un bando che però al momento dev’essere ancora rinnovato (a quanto pare lo sarà in ottobre), e nella lettera si fa infine riferimento al fatto che la giunta comunale ha dichiarato «il congelamento fino a data da destinarsi» dell’attribuzione di case in emergenza abitativa.

Ma, al di là delle disposizioni amministrative, la disponibilità di alloggi non c’è. L'assessore all'edilizia residenziale pubblica Valeria Misticoni conferma: «Le case a nostra disposizione sono tutte occupate, per cui non siamo in grado di offrire una soluzione immediata a chi avesse bisogno di una sistemazione». Il problema, secondo l'assessore, non è dovuto alla cattiva volontà dell'amministrazione. «Le richieste sono talmente tante che sarebbe comunque impossibile soddisfarle tutte», spiega, «ci vorrebbe un patrimonio edilizio sterminato che, ovviamente, non abbiamo».

Il sindacalista del Sicet Antonio Di Berardo si appella al sindaco: «Dovrebbe fare qualche provvedimento straordinario, ma finora nonostante i solleciti ha ritenuto di non farlo».(d.v.-g.d.m.)

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