Sequestrati 18 chili di marijuana “legale”

TERAMO. È un altro sequestro, il terzo in poco tempo nel Teramano, a segnare quella che per la cronaca è diventata marijuana “legale” o canapa light dopo l’ entrata in vigore della nuova normativa....
TERAMO. È un altro sequestro, il terzo in poco tempo nel Teramano, a segnare quella che per la cronaca è diventata marijuana “legale” o canapa light dopo l’ entrata in vigore della nuova normativa. Nei giorni scorsi il comando provinciale della guardia di finanza ha sequestrato 18 chili di sostanza, già confezionata in buste pronte per la vendita, in un’azienda produttrice del Teramano. La legge è la 242 del 2016, introdotta per consentire la produzione di marijuana principalmente con scopi industriali o terapeutici. Ma, ripetono da mesi le forze dell’ordine, non c'è mai stata nessuna legalizzazione della marijuana. Nella normativa si fa riferimento a quella ricavata da infiorescenze femminili di canapa light sativa specificatamente selezionate perché naturalmente povere di tetraidrocannabinolo che dà gli effetti psicotropi ma ricche invece di Cbd, il cannabidiolo che non ha effetti psicoattivi. Per la normativa la marijuana “legale” deve avere un valore di Thc, il principio attivo, non superiore allo 0,2% e su questo aspetto si concentrano diverse interpretazioni. Nei mesi scorsi nel Teramano c’è stato un primo sequestro in una tabaccheria di Roseto e successivamente, proprio partendo da questo, sempre la Finanza ha fatto scattare un altro maxi sequestro nel Milanese dove sono stati bloccati due quintali di cannabis. Secondo la ricostruzione fatta all’epoca dalla Finanza di Melegnano all'interno di un negozio l'indagato, abusando delle disposizioni volte alla promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa previste proprio dalle recenti normative, avrebbe reso disponibile una varietà di cannabis vietata. Ma che ancora molto ci sia da chiarire è evidente dalla nota che il 18 gennaio ha diffuso Giovanni Risso, presidente nazionale della federazione italiana tabaccai, che ha consigliato agli associati di aspettare. «In attesa di risposta», ha scritto Risso nella nota, «sconsigliamo comunque ai tabaccai dal vendere prodotti a base di cannabis light». (d.p.)
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