Sequestrato un milione di euro a Iachini

27 Febbraio 2020

Contestati reati fiscali a cinque società di proprietà del presidente del Teramo calcio: operano tutte nell’informatica

TERAMO. La guardia di finanza sequestra un milione 71mila euro sul conto corrente di Franco Iachini. L’esecuzione del decreto di sequestro arriva al termine di due anni di indagini, in cui il nucleo di polizia economico-finanziaria della Finanza ha acquisito una notevole documentazione cartacea ed elettronica nelle aziende del gruppo del presidente del Teramo calcio.
L’indagine delle Fiamme gialle non riguarda il filone calcistico delle diverse attività di Iachini, ma coinvolge cinque imprese che operano nel campo dei servizi informatici.
L’operazione è stata illustrata ieri durante una conferenza stampa del comandante, il colonnello Gianfranco Lucignano. Tutto parte da diverse verifiche fiscali operate dall’Agenzia delle Entrate che ha rilevato uno stato di fatto rappresentato alla procura. Il pm Silvia Scamurra ha dunque aperto un fascicolo, delegando l’attività investigativa alla Finanza. Da qui un’intensa attività di acquisizione e controllo della documentazione e dei supporti informatici forniti dalle aziende del gruppo di Iachini, incrociandoli con i dati emersi dagli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate. E infine la presentazione di un dettagliato rapporto alla Procura e il decreto di sequestro disposto dal gip Roberto Veneziano.
Le ipotesi di reato contestate a Iachini sono tre: l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, la dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e l’indebita compensazione di crediti di imposta.
In sostanza la Finanza – al termine di un’indagine durata due anni – contesta che alcune società riconducibili a Iachini abbiano – «con un sistema fraudolento», così l’ha definito Lucignano – emesso fatture false ad altre società dello stesso gruppo: in questo modo si aumentavano i costi e quindi diminuivano le somme da pagare all’Erario. Inoltre le società avrebbero dichiarato crediti fittizi da compensare con debiti tributari, in modo da pagare anche in questo caso somme minori. In questo caso il riferimento sarebbe al brevetto relativo alla “scatola nera” per i veicoli, che secondo l’Agenzia delle Entrate prima e la Finanza dopo, non varrebbe la cifra dichiarata e non comporterebbe innovazione tecnologica, per cui la compensazione del credito di imposta sarebbe stata quantomeno sopravvalutata. Scendendo nel dettaglio, il totale degli importi presi in esame per l’indebita compensazione ammonta a 900mila euro mentre il giro di fatture false ammonta a circa un milione, ma la somma che risulterebbe evasa è alla fine un milione 71mila euro. I fatti contestati – relativi a presunte violazioni di tre articoli del decreto legislativo 74 del 2000 – si riferiscono tutti al quinquennio 2014-2017 e non riguardano la capogruppo Infosat srl.
Il comandante Lucignano ha spiegato che «l’aggressione patrimoniale (cioè il sequestro dei beni, ndr) connota l’attività operativa della guardia di finanza, soprattutto nei confronti di evasori fiscali, che dunque hanno sottratto risorse la fisco». E, prevedendo ricorsi, ha aggiunto: «Auspichiamo che per questo importo, quando tutto sarà definito, si passi alla confisca».
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