«Serve una nuova gestione dell’emergenza»

Il commissario: «Va creato il Dipartimento. Il mio ruolo è super partes: non sono disponibile a candidarmi»
TERAMO. Elezioni, nuovo Governo e scadenza del mandato a fine anno. La presentazione del report sulla ricostruzione post-sisma del Centro Italia offre l’occasione al commissario Giovanni Legnini di guardare agli impegni futuri, immediati e con scadenza più lunga. «Ci sono le condizioni per superare la gestione commissariale», spiega appena dopo aver illustrato i dati sugli interventi realizzati e da avviare, «lo stato di emergenza deve proseguire, ma si può considerare la creazione di una governance più stabile per la ricostruzione». Al Governo che s’insedierà dopo la tornata elettorale del 25 Legnini sottoporrà proprio questa soluzione. «Si tratta di una scelta politica», fa notare, «proporrò di proseguire nel percorso avviato per la creazione di una struttura centrale che gestisca le ricostruzioni, evitando così di ripartire da zero ogni volta che capita un’emergenza». Si tratterà, insomma, di portare in Parlamento il provvedimento licenziato dal Governo Draghi che prevede l’istituzione di un apposito dipartimento per la gestione degli interventi nei territori colpiti da calamità naturali. A proposito della tornata elettorale ormai imminente, il commissario non si sottrae alla domanda su un suo eventuale coinvolgimento diretto. «Nessuno mi ha chiesto di candidarmi», chiarisce, «anche perché ho fatto preventivamente sapere che non sarei stato disponibile: interpreto il mio ruolo con indipendenza e terzietà rispetto alle appartenenze politiche, una scelta diversa avrebbe messo sotto un’altra luce tutto il lavoro fatto finora». Sul suo incarico, legato al rinnovo annuale dello stato di emergenza e che dunque scadrà di fatto il 31 dicembre, Legnini risponde con altrettanta chiarezza. «Sono pronto e sereno sia a restare che a passare la mano», spiega in vista dell’arrivo di un nuovo premier alla giuda del Governo.
Con il varo del Testo unico delle ordinanze sulla ricostruzione e gli altri adempimenti programmatori in via di definizione, secondo lui, ci sono tutte le condizioni per un «pieno coinvolgimento delle Regioni e dei Comuni». (g.d.m.)

