Sette anni e mezzo al rapinatore incastrato dall’impronta

TERAMO. Incastrato dall’impronta della sua mano lasciata sul bancone della banca: Fabrizio Toti, originario di Terracina, in carcere con l’accusa di essere il rapinatore solitario della filiale...
TERAMO. Incastrato dall’impronta della sua mano lasciata sul bancone della banca: Fabrizio Toti, originario di Terracina, in carcere con l’accusa di essere il rapinatore solitario della filiale Tercas di via Savini, ieri mattina è stato condannato a 7 anni e mezzo. La pubblica accusa ne aveva chiesti 5.
La sentenza di primo grado è stata emessa dai giudici del tribunale in composizione collegiale (presidente Flavio Conciatori, a latere Franco Tetto e Enrico Pompei) al termine di un processo in cui gli accertamenti dattiloscopici hanno stabilito una compatibilità piena tra l’impronta e la mano dell’uomo. Ed è proprio sulla base di questo che l’anno scorso il pm Irene Scordamaglia aveva chiesto ed ottenuto dal gip Domenico Canosa l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell’uomo all’epoca detenuto nel carcere di Viterbo per altri fatti. Nel 2012 l’uomo – travisato con parrucca e occhiali – dopo aver saltato il bancone dell'istituto di credito teramano e aver colpito uno dei cassieri con uno schiaffo, si dileguò per le vie cittadine con un bottino di 46mila euro circa.
A inchiodare Toti l’impronta della mano lasciata sul bancone dell'istituto di credito, ma anche alcuni filmati di videosorveglianza della banca e le testimonianze di alcuni passanti.
Il rapinatore, originario di Terracina, era già noto agli inquirenti locali perché appartenente a una banda che anni fa aveva compiuto rapine negli istituti di credito della costa teramana. Il giorno del colpo alla filiale di via Savini, l’uomo entrò con parte del volto travisato e facendo intendere di essere armato. Dopo aver scavalcato il bancone si fece consegnare circa 40mila euro e poi scappò per le vie del centro storico.(d.p.)
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