Sfiducia a Brucchi, firma cercasi

16 Maggio 2017

L’opposizione guarda ai dissidenti per presentare la mozione

TERAMO. L'opposizione prepara la mozione di sfiducia al sindaco Maurizio Brucchi ma non bastano i suoi dodici rappresentarli per farla arrivare in consiglio comunale. Per la richiesta di convocazione della seduta in cui mettere ai voti la defenestrazione del primo cittadino, che ha da poco ritirato le dimissioni, servono almeno tredici firme e dunque ne va cercata una tra ex della maggioranza e dissidenti. A questi ultimi guarda in particolare la minoranza, considerato che nonostante le distanze prese dall'amministrazione i due rappresentanti di "Al centro per Teramo" Angelo Puglia e Guido Campana e quello di Fratelli d'Italia-An Raimondo Micheli difficilmente si riuscirebbero a coinvolgere in un'iniziativa dalla pesante valenza politica.
Così l'opposizione resta in attesa degli sviluppi del confronto tra il sindaco e Vincenzo Falasca, Alfredo Caccioni e Domenico Sbraccia che hanno messo un piede e mezzo fuori dalla maggioranza dopo il recente riallargamento della giunta a nove assessori riaprendo la crisi in Comune. Il nodo resta l'accoglimento della loro proposta di tagliare tre assessorati. I dissidenti attendono per questa settimana una risposta certa da parte del primo cittadino e almeno Caccioni e Sbraccia hanno fatto già sapere che, in assenza di indicazioni certe, valuterebbero la firma della sfiducia.
Il raggiungimento della soglia minima delle 13 firme per far arrivare la richiesta in consiglio non sarà comunque sufficiente per farla approvare. L'accompagnamento definitivo del sindaco all'uscita comporta il voto favorevole di 17 consiglieri, ben cinque in più di quelli dell'opposizione. Anche l'appoggio dei tre dissidenti, compreso Falasca che sul punto finora non si è espresso, non basterebbe a far saltare la poltrona di Brucchi. La presentazione della mozione di sfiducia metterebbe comunque in una posizione scomoda Puglia, Campana e Micheli, che potrebbero non schierarsi né da una parte né dall'altra, ma pur non trovando i consensi necessari per l'approvazione esporrebbe il sindaco alla gogna politica di un risultato molto precario. (g.d.m.)
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