Sfollati nel dramma «Non sappiamo dove andremo ad abitare»

29 Dicembre 2016

Colleatterrato, in molti vogliono restare negli appartamenti «Ci mandano via ma non possono prenderci per i fondelli»

TERAMO. «Stiamo preparando gli scatoloni, ma non sappiamo dove andare». Ugo De Santi racconta così il dramma degli sfollati di Colleatterrato. «Sabato sono venuti i tecnici della Protezione civile e dopo i controlli ci hanno detto che dobbiamo andare via», spiega, «aspettiamo l'ordinanza di sgombero, ma intanto facciamo le valige». Il provvedimento arriverà da un momento all'altro e Ugo con la sua famiglia dovrà lasciare l'appartamento di via Giovanni XXIII in una delle palazzine che l’Ater ha consegnato agli inquilini appena tre anni fa. Per loro, come per tante altre persone che hanno perso la casa sotto i colpi del terremoto, tra qualche ora inizierà l'odissea alla ricerca di un'altra abitazione o verso un hotel dove aspettare la fine di questo brutto periodo iniziato con le scosse di fine ottobre.

Non sarà facile trovare una sistemazione alternativa. «Gli appartamenti liberi sono quasi introvabili», fa notare Ugo De Santi, «gli affitti sono arrivati a cifre astronomiche e i proprietari vogliono il pagamento anticipato di almeno due mensilità». Anche la prospettiva di trasferirsi in albergo non lascia margini di tranquillità. «Quelli in città sono pieni» osserva l'inquilino sfrattato dal sisma, «e andare sulla costa è un problema per chi ha figli piccoli da accompagnare a scuola a Teramo tutte le mattine». Nel quartiere c’è anche chi non se ne vuole andare ed è pronto a rivolgersi alla procura. Gli inquilini vogliono far luce sull’effettiva necessità di sgomberare palazzine nuove, dichiarate di categoria B e dunque in condizioni non gravissime, tanto che i controlli da parte dei tecnici di Comune e Ater subito dopo le scosse più forti non avevano rilevato l’esigenza di un’evacuazione immediata. «Ci sono persone che per due mesi hanno continuato a vivere in queste case e ora devono lasciarle perché risultano inagibili», sottolinea De Santi, «non vogliamo essere presi per i fondelli». Le diverse interpretazioni sui danni provocati dal terremoto agli edifici dalle facciate variopinte messe in fila su via Giovanni XXIII ha aggiunto confusione alla paura generata dal lungo sciame sismico.

I residenti vorrebbero nominare un perito di loro fiducia che studi la situazione delle palazzine e sgomberi il campo dai dubbi sulla loro abitabilità. «Com’è possibile che case nuove siano da abbandonare?», domanda De Santi, «sono forse fatte di carta pesta?». Per gli inquilini, che al mese arrivano a pagare 320 euro di affitto e 210 di condominio, i conti non tornano e si aggiunge anche la classica beffa. «Sono appena arrivati i bollettini per il versamento entro il 4 gennaio», fa sapere De Santi, «dei canoni per il primo bimestre del 2017». I residenti delle case Ater dovranno andare via ma non si rassegnano. «Porteremo i letti sotto alla loggia del Comune», conclude De Santi, «ma anche quella è inagibile».

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