Sgarbi stronca il presepe di Castelli

16 Dicembre 2020

Il critico: «Tradisce la religione». Ma il teologo-giornalista Pozza elogia l’opera

CASTELLI. Non si ferma l’acceso dibattito sulla presenza, per il periodo natalizio, del presepe monumentale di Castelli in piazza San Pietro. Continuano a fioccare le polemiche e questa volta a prendere le distanze dall’opera è il critico d’arte Vittorio Sgarbi che lo definisce in un video che gira in rete «un’umiliazione che tradisce il mondo religioso, che nell’arte ha avuto la sua consacrazione» ed esorta i cittadini a «non guardare i magi, Gesù bambino, la Vergine, le pecore, gli animali rari che girano senza ragione in questo spazio perché non riconoscereste cosa state vedendo. Non so con che faccia li vedrà il Papa e se li abbia visti», aggiunge, «ma penserà di appartenere a un’altra religione perché queste cose non riguardano il mondo cristiano, sono una caricatura, una finzione, una cosa che non si può guardare, senza pensare a come è stato tradito il mondo religioso». Va ricordato che Sgarbi era stato per due anni consecutivi l’ospite d’eccezione del “Festival della Storia dell’Arte” che si svolge in agosto a Castelli e aveva anche apprezzato l’esposizione delle 54 statue in grandezza naturale di ceramica (una ventina sono state portate in piazza San Pietro) realizzate tra gli anni '60 e ’70 da docenti e studenti dell’allora Istituto d’arte, oggi liceo artistico "Grue”.
Un apprezzamento positivo sul presepe e una propria interpretazione li dà, invece, il teologo e giornalista don Marco Pozza nel suo articolo “Il presepe (intrappolato) di piazza San Pietro” nel sito “Sulla strada di Emmaus”. «Si potrebbe dissentire senza per questo denigrare, dicendo che quest’anno il presepe che arriva da Castelli, il borgo d’Abruzzo con il Gran Sasso alle spalle, non è per tutti i palati», scrive, «non importa che quello di San Pietro sia il presepe più bello del mondo, ma ciò che conta è che parli all’uomo e alla donna di oggi e non conta solo la bellezza di un’opera, ma anche la verità. Con il pensiero a tutto quello che abbiamo passato e stiamo passando, è il presepe più vero che potevamo costruire: il 2020 rimarrà l’anno della bellezza intrappolata dentro un ospedale, una galera, uno scafandro, una macchina d’ossigeno, una bara, un camioncino dell’esercito. La bellezza c’era, ma a farsi notare sono state le gabbie che la occultavano. Manca la magia perché quest’anno è stato senza magia, ma c’è la drammaticità del Natale: la bellezza, anche se intrappolata, c’è. Si nota, sguscia fuori. Mi commuove questa sacra raffigurazione del Natale: è l’avventura di tutti gli intrappolati della storia».(a.d.fel.)
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