Sgomberati cinque anni dopo il sisma

L’Ater, progettando lavori di miglioramento, scopre che non bastano per la sicurezza: la palazzina dev’essere demolita
TERAMO. Con il terremoto non si scherza, anzi sì. È uno scherzo, avranno pensato le sei famiglie di un condominio Ater di via Spataro (quartiere Colleatterrato Alto) quando giorni fa hanno ricevuto dal messo comunale la notifica di un’ordinanza di sgombero firmata dal sindaco Gianguido D’Alberto. Ma, ovviamente, non era uno scherzo: a quasi cinque anni dal sisma del 2016 a Teramo si scoprono ancora immobili inagibili e c’è gente costretta a lasciare le proprie case.
Cosa è accaduto? La presidente dell’Ater di Teramo Maria Ceci spiega: «È accaduto che quella palazzina aveva una scheda di tipo B, infatti due famiglie avevano già dovuto lasciare l’alloggio anni fa, e doveva essere sottoposta a un’opera di miglioramento sismico. In sede di progettazione di questo intervento è emerso che lo stato del calcestruzzo è talmente ammalorato che non consentirebbe di tornare a un grado di sicurezza tale da riconsegnare delle abitazioni sicure. Per questo come Ater abbiamo chiesto al sindaco un’ordinanza urgente e contingibile per mettere al sicuro le famiglie. Ho voluto agire subito a scopo prudenziale: a Teramo ci sono diverse abitazioni nuove disponibili per la temporanea sistemazione degli sfollati del sisma, quindi perché correre dei rischi? In ogni caso, peraltro, avremmo dovuto sgomberare gli inquilini per fare i lavori inizialmente previsti».
È ovvio che, rispetto a questi lavori, l’aggravamento della classificazione comporterà un intervento ben più radicale: quella palazzina verrà demolita e ricostruita ex novo. Maria Ceci dice: «L’importo aumenterà, per questo stiamo già vedendo con l’ufficio speciale della ricostruzione. Ed è chiaro anche che con la demolizione i tempi saranno più lunghi, ma ritengo sia molto meglio realizzare un’opera nuova e con tutti i crismi che effettuare dei miglioramenti su una casa di 40-50 anni fa. Ci aspettiamo altri aggravamenti come questo ma non la vedo come una sciagura, anzi. Il mio obiettivo di fondo è ricostruire in totale sicurezza un patrimonio edilizio molto vetusto».
L’assessore comunale alla politica della casa Martina Maranella dice: «Abbiamo incontrato le famiglie destinatarie dell’ordinanza di sgombero per spiegare cos’era successo. Da parte di queste persone abbiamo riscontrato tanta perplessità e la paura di non tornare mai più in questi alloggi. Io e il sindaco abbiamo proposto di fare un’assegnazione d'ufficio delle case disponibili per la temporanea sistemazione e l'Ater è stata d’accordo. Dunque, prima di procedere al terzo bando per le manifestazioni d'interesse volontarie, abbiamo deciso di convocare i nuovi sgomberati entro la settimana e di scegliere con loro la modalità per procedere all'assegnazione. Gli alloggi disponibili in città sono rimasti 29 sugli 85 acquistati dalla Protezione civile. Come gli altri inquilini sgomberati, queste famiglie di via Spataro avranno garanzie sui costi legati al trasloco e agli allacci: se ne occuperà il Comune».
Il terzo bando comunale per assegnare le case di sistemazione temporanea, continua Maranella, «stava per essere avviato, ma è stato fermato per risolvere immediatamente questo problema. Di sicuro bisogna tirar fuori le persone dagli alberghi, dove a Teramo ci sono ancora dei nuclei. Il problema è che chi sta in hotel ma con scheda B non può partecipare al bando, stiamo cercando di interloquire in modo più fitto con l'Ater per chiedere una deroga almeno per chi ha difficoltà economiche».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

