Si delineano le tappe del piano di risanamento

9 Gennaio 2020

Confermato l’intervento da 1.4 miliardi di Fondo interbancario e Mediocredito centrale

ROMA. Cominciano a definirsi i contorni del salvataggio della Popolare di Bari: piano industriale entro aprile, poi via verso la trasformazione in spa entro l'anno. La schiarita sulle tappe dell'operazione arriva dopo una raffica di audizioni alla Commissione Finanze della Camera sul decreto per il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno: definito da alcuni dei parlamentari presenti un salvataggio della Popolare «mascherato» da provvedimento di sistema per il Sud, ritenuto invece necessario per sanare il gap di un credito più difficile e costoso nelle regioni meridionali da Domenico Arcuri, ad di Invitalia che interverrà tramite Mcc (Mediocredito centrale). Confermati gli 1,4 miliardi di euro necessari al risanamento della Popolare di Bari, di cui si daranno carico Mcc e il Fondo interbancario per la tutela dei depositi (Fitd). «Entro il 30 giugno», ha spiegato Arcuri, «è previsto che sia svolta l'assemblea, sia stata trasformata la banca, definito l'aumento capitale e adottato un nuovo statuto, e si immagina che entro il 30 settembre si possano ottenere tutte le autorizzazioni» e «avviare una nuova stagione». Tappe serrate, per una banca che allo scorso anno vedeva un deficit di capitale di vigilanza di 300 milioni. La perdita 2018 era di 420 milioni, al 30 giugno scorso il rosso era di 73 milioni. E ulteriori «perdite certamente emergeranno», non fosse altro per smaltire i crediti in sofferenza, come spiega Salvatore Maccarone, presidente del Fitd. Enrico Ajello, commissario straordinario della banca assieme ad Antonio Blandini, non nasconde poi le «difficoltà oggettive» di una banca che, data l’erosione del capitale, non è riuscita a diminuire il peso degli Npl (i crediti incagliati) sul totale dell'attivo. Rafforzamento patrimoniale dunque «indispensabile», spiega Blandini, con l’intervento da 310 milioni con cui il Fitd, a fine dicembre, ha colmato il deficit di capitale (impegnandosi a intervenire fino a 700 milioni) per dare ossigeno ai commissari e preservare l'accesso alla liquidità della Bce.