Si fa sostituire dalla collaboratrice Nove mesi all’ex primario Uncini

Al neurologo il collegio dei giudici ha addebitato il falso ideologico per due dei 52 referti contestati La dottoressa avrebbe svolto al suo posto esami clinici senza autorizzazione, ma è stata assolta
TERAMO. È con una condanna a nove mesi per falso ideologico, limitatamente a due referti dei 52 contestati, e l’assoluzione per gli altri reati che si è concluso il processo a carico dell’ex primario di neurologia dell’ospedale Mazzini Antonino Uncini. Processo nel quale era imputata anche Francesca Notturno, il medico senza contratto con la Asl che nel novembre del 2012 sarebbe stata trovata dai carabinieri ad eseguire elettromiografie al posto del primario e alla quale venivano contestati, in concorso con Uncini, il falso ideologico e il tentato peculato. Reati dai quali è stata assolta. Il collegio (presidente Franco Tetto, a latere Sergio Umbriano e Enrico Pompei) ha anche disposto, per Uncini, il risarcimento del danno a favore della Asl, rappresentata dall’avvocato Annalisa Caschera.
L’ex primario, residente a Pescara, e la dottoressa Notturno, residente a Pineto, erano finiti a processo al termine di un’inchiesta a firma del pm Davide Rosati ed avviata nel 2012, quando i carabinieri avevano trovato nell’ambulatorio di elettromiografia del Mazzini, al posto del primario, la dottoressa. Una collaboratrice di Uncini all’università di Chieti, dove quest’ultimo era professore ordinario, che secondo l’accusa, in alcuni giorni, pur non avendo alcuna autorizzazione per lavorare all’interno della Asl,avrebbe svolto accertamenti al posto del primario. Uncini, sempre secondo la Procura, in quei giorni sarebbe stato assente pur risultando in servizio con tanto di firma sui referti. Da qui l’accusa di falso, in concorso, sia per Uncini che per Notturno, ai quali la Procura contestava anche il tentato peculato. Sempre secondo l’accusa, infatti, il professionista, che rispondeva anche di induzione indebita a dare o promettere utilità, abusando del suo ruolo di primario e anche di docente in aspettativa all’università di Chieti, avrebbe indotto Notturno ad effettuare quegli accertamenti prospettandole il rinnovo della borsa di ricercatore presso l’università. Tanto da ottenere dall’ateneo l’istituzione di un bando per l’assegnazione di un assegno di ricerca da attribuire alla dottoressa che però non aveva presentato domanda. Ad Uncini, infine, la Procura contestava anche la truffa, in quanto sulla base degli esami effettuati dalla sua collaboratrice avrebbe eseguito altre visite ed esami a pagamento ai quali altrimenti non avrebbe avuto diritto, e l’usurpazione di funzioni pubbliche in quanto pur essendo stato sospeso si sarebbe recato in reparto in due distinte giornate. Accuse che sono cadute, con Uncini condannato solo per falso (con sospensione della pena e non menzione) e solo in relazione a due referti (gli unici che riportavano la firma dell’imputato) ed assolto dagli altri reati. L’ex primario era difeso dall’avvocato Gennaro Lettieri, Notturno era rappresentata dall’avvocato Mario Del Principe.
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