Si scava nei computer del pedofilo

29 Marzo 2019

L’inchiesta dopo la denuncia del genitore di un ragazzino adescato. Il fascicolo passa alla Procura distrettuale dell’Aquila

TERAMO. Gli investigatori indagano sui computer del barista e allenatore di calcio giovanile accusato di aver adescato un ragazzino di 13 anni. L’uomo è stato identificato e denunciato grazie al coraggio di un genitore che dopo aver scoperto la chat sul telefono del figlio 13enne si è subito rivolto alla polizia e con gli agenti ha organizzato la trappola per far uscire allo scoperto il pedofilo.
Ma i procedimenti giudiziari hanno le loro regole. Il fascicolo sul caso, aperto dal pm di turno Stefano Giovagnoni, ieri è stato inviato alla Procura distrettuale dell’Aquila competente per i reati ipotizzati in questo contesto: si tratta di adescamento di minori e detenzione di materiale pedopornografico. È ipotizzabile che già nei prossimi giorni il pm assegnatario del caso disporrà una consulenza sul materiale sequestrato all’uomo, in particolare computer e telefonino. Un accertamento da svolgere nel contraddittorio delle parti visto che l’uomo è indagato e, quindi, in questa sua veste potrà nominare un suo consulente che partecipi alle operazioni. L’obiettivo di investigatori e inquirenti è quello di verificare se l’uomo possa aver avuto contatti con altri ragazzi visto anche l’ambito sportivo in cui si muoveva. Nel caso scoperto dal papà il campanello d’allarme è suonato quando gli insegnanti del ragazzo, che frequenta una scuola media inferiore a Teramo, hanno chiamato i genitori per segnalare loro un cambiamento di atteggiamento dello studente di solito sempre calmo e diligente e improvvisamente diventato irascibile e disattento. Segno che qualcosa lo tormentava. La mamma e il papà hanno deciso di capire che stesse succedendo e, come prima cosa, hanno guardato i contenuti del cellulare. La scoperta è stata scioccante: il ragazzo era stato adescato da un pedofilo. Inequivocabili le immagini: il pedofilo gli inviava sue foto nudo e gli chiedeva di fare altrettanto. E poi le frasi, in cui l’uomo insisteva per incontrarlo: gli scriveva che la “relazione” via whatsapp non gli bastava più, che si sarebbero dovuti vedere di persona. E siccome il pedofilo è un trentenne che lavora in un bar di Teramo, lo invitava in continuazione ad andare a trovarlo al bar, di sera: gli avrebbe voluto offrire un aperitivo e fare due chiacchiere. Per fortuna il ragazzino non ha mai accettato l’invito. Letta la chat, i genitori si sono precipitati alla polizia e hanno raccontato tutto quello che avevano scoperto. E così, d’accordo con la polizia, il padre ha telefonato al barista chiedendogli un incontro a cui si è presentato con gli agenti.(d.p.)
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