Si scava nei computer del pedofilo

L’inchiesta dopo la denuncia del genitore di un ragazzino adescato. Il fascicolo passa alla Procura distrettuale dell’Aquila
TERAMO. Gli investigatori indagano sui computer del barista e allenatore di calcio giovanile accusato di aver adescato un ragazzino di 13 anni. L’uomo è stato identificato e denunciato grazie al coraggio di un genitore che dopo aver scoperto la chat sul telefono del figlio 13enne si è subito rivolto alla polizia e con gli agenti ha organizzato la trappola per far uscire allo scoperto il pedofilo.
Ma i procedimenti giudiziari hanno le loro regole. Il fascicolo sul caso, aperto dal pm di turno Stefano Giovagnoni, ieri è stato inviato alla Procura distrettuale dell’Aquila competente per i reati ipotizzati in questo contesto: si tratta di adescamento di minori e detenzione di materiale pedopornografico. È ipotizzabile che già nei prossimi giorni il pm assegnatario del caso disporrà una consulenza sul materiale sequestrato all’uomo, in particolare computer e telefonino. Un accertamento da svolgere nel contraddittorio delle parti visto che l’uomo è indagato e, quindi, in questa sua veste potrà nominare un suo consulente che partecipi alle operazioni. L’obiettivo di investigatori e inquirenti è quello di verificare se l’uomo possa aver avuto contatti con altri ragazzi visto anche l’ambito sportivo in cui si muoveva. Nel caso scoperto dal papà il campanello d’allarme è suonato quando gli insegnanti del ragazzo, che frequenta una scuola media inferiore a Teramo, hanno chiamato i genitori per segnalare loro un cambiamento di atteggiamento dello studente di solito sempre calmo e diligente e improvvisamente diventato irascibile e disattento. Segno che qualcosa lo tormentava. La mamma e il papà hanno deciso di capire che stesse succedendo e, come prima cosa, hanno guardato i contenuti del cellulare. La scoperta è stata scioccante: il ragazzo era stato adescato da un pedofilo. Inequivocabili le immagini: il pedofilo gli inviava sue foto nudo e gli chiedeva di fare altrettanto. E poi le frasi, in cui l’uomo insisteva per incontrarlo: gli scriveva che la “relazione” via whatsapp non gli bastava più, che si sarebbero dovuti vedere di persona. E siccome il pedofilo è un trentenne che lavora in un bar di Teramo, lo invitava in continuazione ad andare a trovarlo al bar, di sera: gli avrebbe voluto offrire un aperitivo e fare due chiacchiere. Per fortuna il ragazzino non ha mai accettato l’invito. Letta la chat, i genitori si sono precipitati alla polizia e hanno raccontato tutto quello che avevano scoperto. E così, d’accordo con la polizia, il padre ha telefonato al barista chiedendogli un incontro a cui si è presentato con gli agenti.(d.p.)
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