Si torna in aula di mattina «Però non è la normalità»

Oltre mille studenti delle superiori ricollocati tra Pascal-Forti ed ex Consorzio La Provincia ha speso un milione e 200mila euro per allestire gli spazi
TERAMO. Un ritorno alla normalità, o quasi, dal sapore agrodolce. Da una parte il sollievo di andare a scuola al mattino, come sempre e come tutti. Dall'altra l'amarezza di non sapere se e quando si riapriranno le porte di quella che è la loro scuola, il Delfico. Così ieri studenti e studentesse del convitto e liceo di piazza Dante hanno vissuto la ripresa delle lezioni mattutine nei nuovi spazi allestiti in tempi record dalla Provincia: in 744 (alunni del classico, dell'europeo, del musicale e dello scientifico) sono ospitati nelle aule degli istituti Pascal e Forti alla Cona; in 295 (alunni del coreutico e del biennio dello scientifico) all'ex Consorzio agrario di viale Mazzini. Inizia per la comunità del Delfico un nuovo percorso, dopo settimane di lezioni svolte nel pomeriggio nei licei Milli e Einstein. Un percorso che ieri è stato salutato con entusiasmo, ma anche con note di sconforto. A fare gli onori di casa nelle scuole della Cona è stata la dirigente del liceo Delfico Maria Letizia Fatigati. Con lei il presidente della Provincia Camillo D'Angelo; il consigliere provinciale Flavio Bartolini; la vice sindaca di Teramo Stefania Di Padova; il prefetto Fabrizio Stelo; la dirigente del convitto Daniela Baldassarre.
Il sequestro del Delfico, eseguito dalla magistratura lo scorso 3 ottobre, ha costretto le istituzioni a mobilitarsi celermente per garantire agli studenti una continuità didattica adeguata. La Provincia, dopo una prima organizzazione d'emergenza con lezioni pomeridiane, ha stanziato 1,2 milioni di euro per allestire aule al Pascal-Forti e al Consorzio e in poco più di un mese ha dotato la comunità del Delfico di spazi e servizi rispondenti alle necessità. Una buona notizia, che però non manda in archivio disagi, timori e punti interrogativi che attanagliano coloro che sono il vero volto di questa emergenza: gli studenti. «Tornare a frequentare la scuola di mattina è davvero un grande traguardo, ma noi siamo profondamente colpiti da quanto accaduto, da quello che stiamo vivendo. Siamo la generazione del sisma, della Dad col Covid e ora anche questo scossone: non è facile per noi», dice al Centro Serena Olivieri, rappresentante della Consulta e studentessa dell'ultimo anno del liceo scientifico, «le lezioni pomeridiane sono state caotiche, fatte di 35 minuti e disagevoli. È stato compromesso il nostro diritto allo studio. Oggi che torniamo alla normalità siamo contenti, ma dobbiamo di nuovo adattarci a una nuova situazione. Siamo inoltre preoccupati per il futuro del Delfico: credo che la priorità sia avere edifici sicuri e se questo significa eseguire dei lavori nella nostra scuola, che siano fatti ma in tempi ragionevoli. Però degli studenti del Delfico, della nostra comunità, che ne sarà?», conclude la studentessa. Di soluzione importante ma non ideale parla Serena Sorgi, madre di uno studente del liceo scientifico di piazza Dante. «C'è un sentimento di positività per il ritorno alle lezioni mattutine, ma chi ha scelto il Delfico lo ha fatto per ragioni precise legate all'offerta e a quella realtà, a quel sistema scuola. Ci preoccupa pensare all'ipotesi di vedere morire proprio quel sistema Delfico. Dunque come soluzione immediata le nuove sedi ci rendono contenti, ma sul lungo termine siamo preoccupati».
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