Siccità, crollo del 15% delle produzioni agricole È allarme per i vigneti

A rischio c’è anche il 40% delle coltivazioni di semine autunnali L’appello di Cia e Coldiretti: «Subito interventi, categoria in ginocchio»
TERAMO. Siccità ed emergenza idrica che si aggiungono all’impatto provocato dalla guerra in Ucraina sull’aumento dei costi delle materie prime. Ancora nuvole, ma non di pioggia, si addensano sul settore agricolo e degli allevamenti.
La siccità di questi giorni causata dal grande caldo ha portato nel Teramano a un crollo stimato secondo la Coldiretti del 15%, secondo la Cia fino al 40% delle coltivazioni delle semine autunnali: grano duro, orzo, mais cereali e foraggio. Senza contare le coltivazioni orticole che sono le più delicate e il timore che il perdurare della crisi idrica vada a colpire i vigneti e il raccolto di uva. «Le condizioni climatiche stanno aggravando una situazione già drammatica che viene pagata dall’agricoltore e dal consumatore», spiega Donato Di Marco, direttore Cia Teramo, «ad oggi non c’è un razionamento nell’utilizzo dell’acqua nella nostra provincia, ma se la situazione persiste ci si arriverà con il rischio di perdere altre colture, soprattutto quelle orticole. Non possiamo esporci ancora sulla vite, ma rischiamo anche quel settore». I cambiamenti climatici hanno una grande responsabilità, ma manca l’utilizzo razionale delle acque. «L’accumulo e l’immagazzinamento delle acque piovane per fronteggiare gli incendi, ma anche per far fronte alla siccità sono le soluzioni migliori», prosegue Di Marco, «ma non è solo l'acqua il problema, ma le calamità concomitanti come il dissesto idrogeologico e la presenza incontrollata di "nocivi", di animali selvatici che distruggono le coltivazioni». Il riutilizzo delle acque è una strategia fondamentale anche per Coldiretti. «Ora si deve affrontare l'emergenza con misure e risarcimenti, ma è necessario e auspicabile intraprendere la strada della pianificazione e non più quella di tamponare i problemi», illustra la presidente provinciale Coldiretti e imprenditrice agricola Emanuela Ripani, «come Coldiretti nazionale e Anbi (associazione nazionale bonifiche irrigazioni miglioramenti) abbiamo presentato al Governo un progetto esecutivo per la realizzazione di piccoli ed ecosostenibili bacini imbriferi per raccogliere le acque piovane che permetterebbero di passare dall’11% di raccolta attuale a più del 50% in futuro con vantaggi enormi per l'agricoltura e gli allevamenti. Se vogliamo arrivare alla sovranità alimentare nazionale le cui caratteristiche geomorfologiche ce lo permettono è necessario che le istituzioni, con misure legislative e correttivi alla Pac, la politica agricola comunitaria, progettino risorse e strutture per i produttori e permettano l'utilizzo delle terre incolte che rischiano di essere sempre più numerose». Ad aggravare il tutto la congiuntura economica sfavorevole che genera uno squilibrio tra i costi sostenuti e gli incassi. «In 7/8 mesi il gasolio agricolo è triplicato, molte materie prime sono bloccate per motivi bellici, non arrivano le derrate per gli allevamenti e tutto è aumentato», concludono Ripani e Di Marco, «ciò va a incidere sul costo finale del prodotto che non remunera il produttore, penalizza il consumatore e mette in crisi un intero settore ».
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