Silvi, è polemica sui buoni spesa

Il M5S contesta i criteri dell’amministrazione. Il sindaco replica: «Tutto in regola»
SILVI. Polemiche politiche a Silvi sui criteri di distribuzione dei buoni pasto da parte del Comune . A sollevare dubbi è il Movimento 5 Stelle locale che tramite la consigliera Simona Astolfi sostiene : «Silvi ha ricevuto circa 128mila euro per gestire le emergenze delle sue famiglie in difficoltà. Come opposizione abbiamo fatto richiesta ufficiale per tempo dell’ istituzione immediata di una commissione consiliare per stabilire in tempi rapidi le modalità per individuare con equità e trasparenza la platea dei cittadini beneficiari. Non abbiamo avuto risposta nè tramite Pec nè tramite chat informali. Ci è balzato all’occhio il requisito nella domanda del reddito famigliare complessivo non superiore a 30mila euro annui lordi . È una illogicità perché un nucleo, poniamo composto da due persone, prende 250 euro di buono spesa indipendentemente se il suo reddito sia di 30mila euro o 10mila euro. Parliamo di 20mila euro di differenza di reddito. Probabilmente il fine dello strumento governativo era quello di aiutare le persone piu’ in difficoltà , se il Comune ci avesse coinvolto avremmo proposto delle fasce di reddito un po’ più analitiche dando una premialità in modo che le risorse siano veramente erogate a chi è in difficoltà».
Ieri è arrivata la risposta del sindaco Andrea Scordella che ha dichiarato: «Va precisato che la richiesta del gruppo consigliare del M5S è giunta successivamente all’approvazione da parte della giunta della delibera con la quale sono stati determinati i criteri di assegnazione dei contributi. Delibera che è stata redatta non solo da noi, come riferito dalla Astolfi, ma di concerto con i 14 Comuni dell’ambito, alla luce delle indicazioni dei rispettivi funzionari dei servizi sociali comunali».. L’assessore al sociale Fabrizio Valloscura con ha aggiunto: »Saremo tra i primissimi Comuni ad assegnare i fondi attribuitici, nel pieno rispetto delle disposizioni contenute nel decreto governativo. Per quanto attiene all’ univoca fissazione del reddito massimo di 30mila lordi annui, evidentemente, non si è capito che tutti i soggetti che prima del coronavirus erano assistiti dai nostri servizi sociali, (poiché non hanno redditi o perché dispongono di redditi minimi), continueranno ad essere regolarmente assistiti. Quelli che, invece, saranno i nuovi assistiti sono le persone che ieri non avevano i requisiti per l’accesso all’aiuto pubblico ma che oggi si trovano in difficoltà a causa del Covid-19. Quindi è irrilevante e non calzante l’obiezione del M5S della fissazione unica del tetto dei 30mila euro lordi annui».
Domenico Forcella
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