Silvi, code e disagi davanti alle Poste Interviene il sindaco

Scordella chiede alla società di ripristinare gli orari pieni negli uffici: «È un problema anche per la salute pubblica»
SILVI. Disagi e code estenuanti davanti gli uffici postali di Silvi. Il Comune in relazione a tale problematica, causata dalle riduzioni degli orari di apertura degli sportelli e dalle norme di accesso anti Covid-19, ieri ha inviato una richiesta ufficiale a Poste Italiane Spa al fine di ripristinare i servizi ordinari per motivi di sicurezza e di salute pubblica.
«Confido nella comprensione di Poste Italiane», ha detto il sindaco Andrea Scordella, «perché quella che abbiamo rappresentato è una situazione che ogni giorno si fa più pericolosa e preoccupante. Le lunghe code fuori dagli uffici sotto il sole estivo, indossando la mascherina, hanno già fatto registrare seri problemi fisici a diversi cittadini. Peraltro con l’arrivo dell’estate le presenze giornaliere raggiungeranno oltre le 60mila unità e, se le cose dovessero rimanere così come sono, è evidente che i disagi di vario genere aumenterebbero esponenzialmente. Ho chiesto», ha aggiunto il sindaco Scordella, «alla direzione di Poste Italiane di ripristinare appena possibile almeno i vecchi orari di apertura al pubblico e di tenere conto che gli sportelli secondari situati a Silvi sud e a Silvi Paese hanno in realtà una valenza pari a quella dell’ufficio centrale di via Carducci».
Il Comune evidenzia inoltre come per il borgo collinare del Paese abbia reiterato la richiesta di riaprire il punto Postamat, che costituisce l’unica possibilità per residenti e turisti di effettuare prelievo di denaro contante. Della difficile situazione del servizio postale sul territorio il sindaco Scordella ha interessato anche il nuovo prefetto di Teramo Angelo de Prisco asserendo: «Sono certo che il rappresentante del Governo si interesserà personalmente per risolverci questo che, come detto, costituisce per la città di Silvi un serio problema sociale, turistico, economico e di sicurezza per la salute pubblica».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

