Silvi, spalmato su 15 anni il disavanzo di 5 milioni

22 Luglio 2020

Operazione d’ingegneria finanziaria dell’amministrazione. Il sindaco Scordella: «Conti in miglioramento, ma il grosso problema sono i crediti non riscossi»

SILVI. Il Comune di Silvi spalma il proprio disavanzo di 5 milioni di euro nei bilanci futuri attraverso la riscossione coattiva dei tributi locali. L’azione è stata messa a segno lunedì scorso quando il consiglio comunale ha approvato il rendiconto 2019. L’assessore al bilancio Alessandro Valleriani ha dichiarato: «Dato che nel 2015 il Comune non ha proceduto a una revisione straordinaria dei residui, che la legge gli consentiva, abbiamo dovuto far ricorso a una operazione di ingegneria finanziaria prevista dalla normativa, con la quale abbiamo pianificato il ripianamento della parte più consistente del disavanzo, pari a euro 4.954,279,96, nei bilanci dei prossimi 15 anni e la restante quota di 330,285,33 euro nelle annualità di bilancio 2021 e 2022. Il buon risultato conseguito nel corso del 2019», ha sottolineato l’assessore Valleriani, «lo si deve all’avvio della riscossione coattiva dei tributi nel secondo semestre dell’anno, grazie anche all’assegnazione di altre due unità lavorative all’ufficio tributi che nel settembre 2017 poteva contare su una sola unità».
Il sindaco Andrea Scordella nella relazione introduttiva sul bilancio consuntivo ha evidenziato i passaggi fondamentali che hanno determinato a fine 2019 l’accertamento di residui attivi per 12.567.783, 84 euro, classificati come fondo crediti di dubbia esigibilità che interessano gli anni 2016, 2017, 2018 e 2019, dei quali 2.449.775,10 riferibili all’esercizio finanziario dell’anno 2019, che, peraltro, rappresentano oltre il 90% dei crediti non riscossi di tributi comunali tra i quali l’Imu e la Tari. «Il risultato di amministrazione negli anni 2018 e 2019», ha detto Scordella, «ha mostrato un trend in rialzo che testimonia una positiva gestione delle risorse a disposizione. Va preso atto però dell’aumento progressivo del fondo dei crediti di dubbia esigibilità dal 2016 al 2019, determinato dall’aumento della percentuale di accantonamento prevista dalla legge e dalla consistenza dei residui attivi non riscossi negli ultimi cinque anni. Questi sono i dati e le ragioni della situazione finanziaria precaria dell’ente», ha concluso Scordella, «che, è bene sottolinearlo, in definitiva non ha debiti ma crediti, dovuti alla mancata capacità di riscossione delle amministrazioni susseguitesi a partire dal 2015. Un doveroso riconoscimento va ai cittadini che, pagando regolarmente i tributi comunali in scadenza, Imu e Tari in particolare, hanno consentito all’amministrazione di assicurare i servizi essenziali anche in circostanze così critiche come quelle dell’emergenza sanitaria».
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