«Simone disse di aver ucciso la madre»

12 Novembre 2019

In aula le accuse di un altro detenuto. I consulenti incaricati della perizia psichiatrica: il figlio nutriva forte risentimento

GIULIANOVA. Poche parole a lasciare il segno. Racconta in aula un detenuto: «Ero in cella quando Simone disse “quella p. di mia madre mi ha rovinato la vita da piccolo e anche da grande ora che l’ho ammazzata”». Scandisce e ripete il verbo davanti alla corte l’uomo che due anni fa era recluso nel carcere teramano di Castrogno (oggi è in un altro penitenziario) e che, pur tra qualche non ricordo, segna un altro punto a favore della Pubblica accusa nel processo che vede imputati Simone Santoleri e il padre Giuseppe per l’omicidio della madre ed ex moglie Renata Rapposelli. Non è il primo detenuto che racconta di quel giorno, di quella frase, che mima il gesto delle mani a stringere qualcosa, ma è sicuramente il primo ad usare il verbo ammazzare riferendosi alle parole di Simone. Un particolare non di poco conto che diventerà oggetto di precise domande dell’avvocato difensore Gianluca Reitano tutte tese a definire, in questo contesto, la credibilità del teste.
Ma a scandire la prima parte della tredicesima udienza del processo c’è stata l’audizione dei periti che, su incarico della corte, hanno sottoposto padre e figlio a una perizia psichiatrica con conclusioni uguali per entrambi: i due sono capaci di intendere e di volere e possono «partecipare coscientemente e utilmente al processo». I periti Giuseppe Orfanelli e Giuseppe Cimini lo hanno messo nero su bianco nella relazione da tempo rimessa ai giudici e alle parti. Per Simone così hanno scritto nelle conclusioni: «All’epoca dei fatti l’imputato era affetto da un disturbo di personalità con tratti prevalenti del cluster b, istrionici, narcisistici, antisociali, non rilevanti ai fini forensi, tale da non elidere o scemare grandemente la capacità di comprensione della realtà circostante e di autodeterminazione, non essendo, pertanto, compromessa la capacità di intendere e la capacità di volere». In aula Orfanelli, proprio in riferimento a Simone, ha aggiunto: «Emerge nella prima e seconda fase dell’infanzia la carenza della figura materna. Mi ha detto “mia mamma non mi ha fatto mai una carezza”. La figura materna è stata assente anche nella fase adolescenziale. I rapporti umani intessuti da Santoleri sono carichi di aggressività, è carico di risentimento nei confronti della madre. Nessuno gli ha mai insegnato a rispettare delle regole». Davanti alla corte (presieduta da Flavio Conciatori, a latere Lorenzo Prudenzano con i giudici popolari) anche i consulenti del pm Enrica Medori e della difesa di Simone: Stefano Ferracuti per la Procura, Yuri Canfora e Luigi Olivieri per la difesa. I tre professioniti, nella loro audizione, hanno concordato con le risultanze della perizia.
SI torna in aula il 5 dicembre con altri testi della Procura, in particolare esponenti della polizia giudiziaria che hanno partecipato alle indagini. Sarà l’ultima udienza di quest’anno.
©RIPRODUZIONE RISERVATA